ASCOLTO ATTIVO Incoraggiare l’ascolto attivo e un atteggiamento comprensivo con i bambini. I bambini possono rispondere a situazioni difficili o preoccupanti in diversi modi: aggrappandosi ai caregiver, sentendosi ansiosi, ritirandosi, sentendosi arrabbiati o agitati, avendo incubi, bagnando il letto, mo-strando frequenti cambiamenti d’umore, ecc.

(IASC Reference Group on Mental Health and Psychosocial Support in Emergency Settings)

Come Parlare ai bambini/e del Coronavirus 1: proviamo a fare domande dirette e ad ascoltare. Incoraggiamo i bambini/e a parlare dell’argomento. Cerchiamo di capire quanto già sanno e quanto immaginano. Se sono piccoli/e e non sanno della pandemia in corso possiamo semplicemente cogliere l’occasione per ricordar loro di rispettare le regole di pulizia personale . Assicuriamoci che abbiano chiaro di essere in un ambiente protetto dove possono esprimersi senza ostacoli o timori. Disegnare e raccontare storie possono essere buoni metodi per aprire canali di comunicazione .  Non minimizziamo  e ascoltiamo le loro preoccupazioni. Impariamo a riconoscere le loro emozioni e a rassicurali sul fatto che sia naturale essere spaventati da una situazione nuova come quella del coronavirus. Offriamo disponibilità all’ascolto e attenzione. Assicurati che abbiano capito che possono rivolgersi a te o all’insegnante per qualsiasi domanda.

LUOGO —- NON LUOGO

LUOGO come indicato da Cantes, Bonnes, Secchiaroli quale unità in cui le persone mettono in atto differenti percorsi di azioni dirette verso obiettivi all’interno di un contesto (costituito da attributi fisici e delle rappresentazioni che le persone costruiscono degli stessi) in cui altre persone perseguono altri obiettivi condividendo gli stessi significati del luogo in cui le azioni si svolgono. dunque il luogo del senso inscritto e simboleggiato, il luogo antropologico

NON LUOGO quegli spazi  costituiti in rapporto a certi fini (trasporto, transito, commercio, tempo libero) e il rapporto che gli individui intrattengono con quegli spazi.                                 (M. Augè)

Perché fare un contratto nella mediazione familiare?

Il contratto è elemento centrale e obiettivo del percorso di mediazione familiare la cui  funzione principale  è quella di andare a delimitare uno spazio in cui far gestire da un terzo, incaricato e riconosciuto, il conflitto esistente , poiché le parti scelgono e non sono obbligate , a fare la mediazione.

Inoltre si dichiarano interessate entrambi a trovare un accordo. In un certo senso si assumono la responsabilità di ricercare un  accordo.

Una volta trovato l’accoro si impegnano ad applicarlo e rispettarlo. (G. Francini)

                                 mediazione separazione gabriella castagnoli 

 

 

 

 

IL CONTRATTO NELLA MEDIAZIONE FAMILIARE

Al termine del percorso di mediazione familiare il contratto  raccoglierà tutti gli obiettivi e gli accordi fissati durante il processo di mediazione, riguardanti i figli ed i beni patrimoniali.

Quindi l’obiettivo centrale del contratto è:

rinforzare la responsabilizzazione delle parti e restituire loro la competenza di scegliere, impegnarsi ed assumersi responsabilità.

Il contratto sarà poi sancito dall’autorità giudiziaria e quindi servirà da guida a cui attenersi per le  entrambe le parti che lo dovranno sottoscrivere, davanti al  mediatore , prima , col giudice  poi.                                                          (G. Francini)

              mediazione separazione gabriella castagnoli