Le ultime fasi del LUTTO :Depressione e Accettazione

Abbiamo parlato delle diverse fasi del GRIEF , il lutto per la perdita di una persona cara.

Eccoci ora alle ultime fasi:

DEPRESSIONE

Molti di noi sono state diverse settimane in questa pandemia. Il termine “stanchezza da pandemia” è stato coniato per riflettere il senso di molti di noi che provano attualmente. Mentre aspettiamo il semaforo verde per tornare al mondo, potremmo sentirci giù. Nel ciclo del dolore, quando arriviamo a patti con la mancanza di controllo creato dalla perdita e alle prese con lo “stadio della contrattazione”, il senso di impotenza della depressione potrebbe emergere nel tuo panorama emotivo. Questo è normale, naturale ed è una grande parte della perdita.

Quando il mondo si riaprirà,come ora sta avvenendo, potrebbe apparire e sentirsi molto diverso da quello che conoscevamo solo pochi mesi fa. Questo è un luogo in cui tristezza e perdita potrebbero essere veramente sentite. Dato che puoi nominare questi sentimenti mentre li provi, sarebbe buona cosa  prendersi il ​​tempo necessario per farlo. La cosa strana è che se ti senti fuori mentre torni nel tuo mondo aperto, questo è in realtà un segno di salute mentale. Il mondo ti sembrerà diverso e potresti rispondere sentendo nostalgia  del nostro recente passato. Per favore, permettiti di abbracciare queste emozioni.

Se hai perso una persona cara legata a COVID-19, la tristezza, la depressione e i sentimenti di perdita potrebbero richiedere del tempo. Il dolore collettivo che avvertiamo, unito al dolore personale, è davvero molto profondo.

Incoraggia i tuoi cari a darti spazio, amore, accettazione e per favore fai lo stesso per chiunque tu sappia che sta soffrendo per una perdita legata a questa pandemia.

E alla fine di tutta questa esperienza del lutto l’ACCETTAZIONE

Queste fasi della perdita non sono lineari, né esatte, ma servono come quadro per aiutare a dare un senso al tuo viaggio.

L’accettazione accade quando possiamo riconoscere la perdita come parte della vita e sentirci meno consumati dall’esperienza. Il dolore è un insegnante eccellente e alla fine ci offre uno spazio per crescere, acquisire saggezza e aumentare la nostra intelligenza emotiva. L’accettazione non significa che abbiamo rinunciato ad amare la persona amata che è passata, significa che abbiamo trovato un posto dove vivere in noi, pur continuando con le nostre stesse vite. Queste righe non hanno l’ambizione di essere terapeutiche ma di rendersi utili a fornire  uno spazio utile per guarire, riflettere e coinvolgere la tua creatività per il tuo percorso di guarigione.

La creatività può servire come un’eccellente strada per uscire da un luogo buio. Potresti pensare di non essere abbastanza creativo da impegnarti nell’espressione di sé come forma di guarigione, ma serve un po’ di coraggio per  correre un piccolo rischio di provare qualcosa, anche se è solo un semplice articolo come questo. L’arte creata nelle sessioni di terapia espressiva e di arte terapia  è spesso grezza, disordinata, brutta e potente. La forma onesta di espressione di sé è spesso sorprendente in quanto possiamo comunicare cose che non possono essere espresse verbalmente. Le informazioni visive possono servire da veicolo per l’autoespressione di emozioni che spesso non hanno parole. Puoi di usare la tua creatività come guida per l’espressione personale.

In questo periodo in cui non potevamo sederci l’uno di fronte all’altra, abbiamo utilizzato le sedute on line come veicolo unico per chiamate simulate di condoglianze, ma non è certo come vedersi di persona, incontrarsi, abbracciarsi o stringersi la mano. Con il supporto della comunità. Se conosci qualcuno che è in lutto a causa di una perdita, mettiti in contatto con lui, dagli un po ‘d’amore e fai piani per passare del tempo insieme nel prossimo futuro. Lo supereremo. Gli esseri umani sono resistenti.

                                                                           ( On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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Esperienza della quarantena: quali effetti possibili?

L’epidemia di Covid-19 che ha colpito così duramente il nostro paese ha fatto in modo che le nostre nostre abitudini, che ci sembravano così scontate, siano state improvvisamente stravolte e profondamente modificate.

Purtroppo per contenere l’espansione incontrollata dell’epidemia, il governo è stato costretto a prendere misure drastiche che hanno costretto tutti noi a un lungo periodo di quarantena. Oltre al disagio che ci hanno recato queste settimane di isolamento sociale forzato, sembra con tutta probabilità che la spiacevole condizione che stiamo vivendo possa effettivamente impattare in maniera sostanziale sul nostro benessere psicofisico. In letteratura infatti esistono diverse ricerche che hanno raccolto numerose prove sugli effetti negativi che un prolungato periodo di segregazione può avere sulla salute psicologica.

La parola quarantena (forma veneta per quarantina) descrive il periodo di isolamento obbligato utilizzato per limitare il diffondersi di un’epidemia, che fu impiegato per la prima volta dalla repubblica di Venezia in relazione agli equipaggi delle navi in arrivo dai possedimenti in Dalmazia. Questo decreto speciale fu emanato per contenere l’epidemia di peste nera che imperversava in Europa e in Asia nel quattordicesimo secolo. Tale provvedimento imponeva infatti ai nuovi arrivati nella città lagunare, di passare un periodo di isolamento in un luogo ad accesso limitato per la durata appunto di quaranta gironi.

Se per tutti noi questa è un’esperienza nuova e dolorosa, queste misure drastiche di contenimento sono già state attuate molte volte in diversi periodi storici. Anche in tempi recenti differenti paesi hanno attuato queste disposizioni restrittive, come ad esempio diverse zone della Cina e il Canada per l’epidemia di SARS del 2003, alcuni villaggi africani per l’epidemia di Ebola del 2014 e prima di noi la provincia cinese di Hubei per l’attuale epidemia di Covid-19.

La quarantena, come stiamo purtroppo sperimentando, è un’esperienza spiacevole che comporta la perdita di libertà individuale, la separazione dai nostri affetti più cari e uno stato di incertezza sulla propria salute e sul futuro.

Durante il periodo di quarantena ci sono numerosi fattori di stress che secondo le ricerche contribuiscono a farci vivere il periodo di distanziamento sociale in maniera ancor più difficile. A tal proposito si è constatato che quanto più la durata della quarantena è lunga, tanto più è facile che si sviluppino sentimenti di rabbia, sintomi di disturbo da stress post traumatico e comportamenti fobici di evitamento. In special modo sembra essere presente la paura di poter sviluppare i sintomi della malattia e infettare gli altri (Hawryluck L., et al. 2004) (Marjanovic Z., et al. 2007).

La perdita del proprio lavoro, della propria routine quotidiana e l’annullamento del contatto sociale sono poi indicati spesso come cause di sentimenti negativi, come noia, demoralizzazione, senso di solitudine e di isolamento dal resto del mondo. In studi precedentemente svolti emerge inoltre come la paura di non avere a disposizione i rifornimenti per la sussistenza, come cibo o farmaci, sia stata fonte di notevole stress, che ha causato nelle persone ansia, rabbia e frustrazione, emozioni che in alcuni casi hanno continuato a essere presenti anche fino a sei mesi dopo la fine del periodo di quarantena (Blendon R.J., et al. 2004) (Jeong H., Yim H.W., Song Y.­J., et al. 2017).

I dati raccolti suggeriscono poi che è probabile che durante il periodo di distanziamento sociale si possano sviluppare disturbi di tipo fobico od ossessivo che permangono a lungo dopo la fine dell’epidemia. Una ricerca fatta a questo proposito su individui che erano stati in quarantena a causa di un possibile contatto con il virus della SARS ha rilevato che dopo la fine dell’emergenza, il 54% delle persone che erano state messe in isolamento evitavano chi tossiva o starnutiva, il 26% evitava luoghi chiusi e affollati e il 21% evitava tutti gli spazi pubblici (Reynolds D.L., et al. 2008). Uno studio a lungo termine correlato, effettuato dopo il periodo di quarantena, ha evidenziato la presenza di cambiamenti comportamentali diretti a ridurre l’ipotetico rischio di contagio, come il lavaggio compulsivo delle mani e l’evitamento di luoghi affollati (Cava M.A., et al. 2005). Inoltre un’analisi condotta su personale ospedaliero che era entrato in contatto con i malati di SARS, ha scoperto che dopo la fine del periodo di quarantena (nove giorni) venivano riportati sintomi da stress acuto, come forte ansia, irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione e calo della produttività lavorativa (Bai Y., et al. 2004)

Come già stiamo vedendo, uno dei problemi più grandi della quarantena è quello dello sviluppo di una grossa crisi finanziaria. Interrompere la propria attività professionale a tempo indeterminato porta a effetti potenzialmente negativi sulla salute psicologica che si possono protrarre anche per molto tempo dopo la fine dell’emergenza. Come si è già osservato durante le epidemie di virus Ebola, di influenza equina o di SARS, l’interruzione dell’attività lavorativa ha causato oltre a gravi perdite finanziarie per i lavoratori, anche un forte rischio di sviluppare nella fase successiva alla fine dell’epidemia disturbi ansiosi, rabbia e depressione (Mihashi M., et al. 2009; Pellecchia U., et al. 2015; Taylor M.R., et al. 2008).

Risulta evidente che le misure restrittive prese dal governo siano state necessarie a evitare il propagarsi dell’epidemia. Tuttavia non bisogna sottovalutare gli eventuali costi in termini di salute psicologica che tale brutto periodo porterà a tutti gli italiani. La letteratura scientifica, come abbiamo visto, fornisce numerosi dati al riguardo. Dopo un evento traumatico di tale portata storica è inevitabile che ci siano anche ripercussioni sul benessere psicologico individuale di ogni cittadino. La struttura dell’assistenza sociale e psicologica senza dubbio andrà ripensata anche per far fronte al sicuro aumento di patologie stress correlate. Chi prima dell’epidemia aveva già un disturbo psichiatrico probabilmente avrà bisogno di un ulteriore aiuto. Con ogni probabilità poi, a questa popolazione si aggiungerà un gruppo numeroso di nuovi malati che avranno bisogno di assistenza e adeguato sostegno da parte della sanità e delle istituzioni.

Se si vuole ridurre la portata degli effetti negativi presenti e futuri dell’attuale quarantena, gli elementi suggeriscono che è necessario dare informazioni corrette e non fuorvianti ai cittadini, spiegando in maniera esaustiva la natura dei rischi e far sì ci siano chiare linee di comunicazione con la sanità pubblica, facendo in modo che la popolazione abbia un’adeguata comprensione della malattia. Se le persone sentono le istituzioni vicine, se percepiscono chiarezza nella comunicazione, può effettivamente nascere quel sano sentimento di altruismo che può unire il paese nella battaglia contro questa nuova epidemia. Non si può chiedere alle persone di mettersi in quarantena per il bene della comunità, se lo Stato che la rappresenta non è efficace nel tracciare linee chiare e trasmettere fiducia nel futuro (S. K. Brooks., et al. 2020).

La chiarezza e la trasparenza di informazione da parte delle autorità sulla durata della quarantena e sui propositi futuri, sono la chiave per riavvicinare i cittadini alle istituzioni politiche e per rafforzare il concetto che questo difficile periodo è necessario alla salvaguardia delle vite di ognuno di noi. Limitare la libertà dell’intera popolazione è stata sicuramente una delle scelte più complicate e gravose che siano state prese nella storia della Repubblica. Conseguentemente abbiamo visto anche che gli effetti psicologici della quarantena possono essere variegati, diffusi e avere una lunga durata. Quanto più i cittadini si sentiranno soli e abbandonati durante questo periodo, tanto più le ripercussioni sul benessere psicologico futuro saranno gravi. In questo difficile momento ci sono una moltitudine di persone che oltre a essere preoccupate per la loro vita, sono preoccupate per l’avvenire incerto che le attende. Se lasciate sole, senza punti di riferimento, dove adesso c’è noia alla lunga ci sarà angoscia, dove c’è frustrazione alla lunga ci sarà disperazione. Quanto peggiore sarà la percezione del vissuto di questa brutta esperienza, tanto peggiori saranno gli effetti prossimi sulla salute mentale. Mai come adesso l’abbraccio dello stato può farci sentire al sicuro. Mai come adesso le parole e le scelte delle istituzioni possono aiutarci ad avere fiducia in quello che dovranno essere le nostre nuove vite dopo la fine di tutto questo.

                                                                                            ( Francesco Monticelli- State of Mind)
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DEPRESSIONE MAGGIORI: quali cause?

 

Abbiamo indicato alcuni possibili fattori che possono essere concause della Depressione Maggiore. Fattori psicologici, ambientali, biologici, possono tutti contribuire al suo sviluppo. Qualunque sia la causa specifica della depressione, ricerche scientifiche hanno appurato che la depressione maggiore è un disturbo biologico del cervello.

Noradrenalina, serotonina e dopamina sono tre neurotrasmettitori (connettori chimici che trasmettono segnali tra le cellule cerebrali) che si ritiene siano coinvolti nella depressione maggiore. Gli scienziati ritengono che qualora si manifesti uno squilibrio chimico in questi neurotrasmettitori ne risulterebbe uno stato di depressione. I farmaci antidepressivi agiscono incrementando la disponibilità di neurotrasmettitori o variando la sensibilità dei recettori di questi connettori chimici.

 

I ricercatori hanno anche appurato una predisposizione genetica alla Depressione Maggiore. Vi è una maggior possibilità di soffrire di  depressione quando si sono verificati dei casi nella famiglia. Non tutti coloro che presentano una predisposizione genetica alla depressione ne sono affetti! La configurazione biologica di alcune persone le rende maggiormente vulnerabili. Anche alcune malattie come le patologie cardiache e il cancro e alcuni medicamenti possono aumentare il rischio di ammalarsi di depressione.

Fatti di vita, come morti, incidenti , una perdita  ma abbiamo visto in precedenza anche eventi apparentemente non traumatici ma vissuti come tali, possono innescare episodi di depressione.  E’ importante sottolineare che molti episodi depressivi si manifestano in modo autonomo senza essere innescati da crisi, malattie o altri fattori di rischio.

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DEPRESSIONE MAGGIORE : alcuni sintomi

 

 

L’inizio del primo episodio di depressione maggiore può non essere evidente se è graduale e leggero.

Indico qui alcuni dei possibili sintomi della depressione maggiore che  sono caratterizzati da importanti cambiamenti nelle abitudini della persona:

 

  • Un persistente umore triste o irritabile
  • Importanti variazioni nelle abitudini del dormire, appetito e del movimento
  • Difficoltà nel pensare, della concentrazione, e della memoria
  • Lentezza dei movimenti o agitazione
  • Mancanza di interesse o piacere nelle attività che invece prima interessavano
  • Sensazione di colpevolezza, di inutilità, mancanza di speranze e senso di vuoto
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio
  • Sintomi fisici persistenti che non rispondono alle cure come mal di testa, problemi di digestione, dolori persistenti

Quando si manifestano contemporaneamente più di uno di questi sintomi, durano più di due settimane e interferiscono con la normale attività è consigliabile  ricorrere alle cure dello psicologo.

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DEPRESSIONE MAGGIORE. di che si tratta?

 

 

La Depressione Maggiore è un  disturbo  importante che colpisce ogni anno circa il 5 % della popolazione adulta. Diversamente da un normale sensazione di tristezza, di perdita o di un transitorio stato di cattivo umore, la Depressione Maggiore presenta caratteristiche di persistenza e può interferire pesantemente sul modo di pensare di un individuo, sul comportamento, l’umore, l’attività ed il suo benessere fisico.

Fra tutte le patologie la depressione maggiore è la più frequente causa di invalidità in molti Paesi sviluppati.

Le donne sono colpite da Depressione Maggiore in numero doppio rispetto agli uomini. La depressione maggiore può colpire ad ogni età anche nella fanciullezza, nella gioventù e nell’età adulta. Tutti i gruppi etnici, razziali o sociali possono essere affetti dalla depressione.

Circa  tre quarti di coloro che sono stati colpiti da un primo episodio di depressione ne saranno colpiti da un altro durante il resto della vita. Alcune persone sono colpite da più episodi durante l’anno. Se non debitamente curati gli episodi di depressione possono durare dai sei mesi a un anno. Se non curata la depressione può portare a gravi conseguenze.

La Depressione Maggiore è solo una delle varie forme di disturbo depressivo.

Altre forme di depressione sono la distimia (depressione cronica con sintomi meno intensi), e la depressione bipolare (la fase depressiva del disturbo bipolare).

 

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