ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO IN ORTOPEDIA

COME L’ARTE TERAPIA PUÒ AIUTARE CHI SOFFRE DI DOLORE CRONICO

Per i pazienti che soffrono di dolore cronico , può essere facile concentrarsi solo sul dolore estremo che stanno provando e sui modi per alleviare il dolore. Questo può rendere difficile trovare un trattamento per alleviare i sintomi associati al dolore cronico.

La colorazione, a quanto pare, può avere un grande impatto terapeutico su coloro che soffrono di molti diversi tipi di dolore fisico e può aiutare a controllare sintomi come dolore cronico, ansia e depressione. La colorazione fa bene alla mente e al corpo! Ecco perché:

BENEFICI DELL’ARTE TERAPIA PER IL TRATTAMENTO DEL DOLORE

Quando si tratta di metodi di terapia dell’artrite, perché non colorare al di fuori delle linee? Secondo Harvard Health :

“L’arte terapia aiuta a ridurre la percezione del dolore allontanando la tua attenzione mentale dallo stimolo doloroso. Non è semplicemente una distrazione, ma piuttosto un modo per insegnarti come rilassare e modificare il tuo umore, quindi il dolore non controlla il tuo stato emotivo. ” 

Mentre l’ARTE TERAPIA non sostituisce la necessità di terapia fisica e antidolorifici, offre ai pazienti che soffrono di dolore la possibilità di rilassare la mente e ottenere una piccola pausa mentale dal pensare al proprio dolore. Può anche aiutare a esercitare le mani e le braccia in un movimento facile.

Uno studio di The Arts in Psychotherapy ha scoperto che la partecipazione a sedute di ARTE TERAPIA  per una durata  media di 50 minuti può migliorare significativamente l’umore dei pazienti e abbassare i livelli di dolore e ansia.

COSA SUGGERISCE L’ARTE TERAPIA

L’arte terapia è praticata da un’ARTE TERAPEUTA registrato o certificato. L’ARTE TERAPEUTA  ti aiuterà a capire il tuo dolore e a superarlo guidando il tuo processo creativo. Questo può includere dipingere un’immagine del tuo dolore in un determinato giorno o lasciare che la tua immaginazione si scateni.

Non è necessario essere un artista per beneficiare della terapia artistica. Inoltre,una volta guidati e aiutati dall’ARTE TERAPEUTA , i pazienti con dolore di tutte le età possono   portare ciò che hanno appreso praticamente ovunque. Che sia seduto, in piedi, sdraiato sul letto o in attesa dell’appuntamento del medico.

                                                                            ( 17/9/ 2019 Orthopedic Specialty Group, USA)

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ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO

Nella terapia delle malattie croniche e dei disturbi funzionali, l’Arte Terapia è considerata di crescente importanza. L’idea alla base di questo tipo di terapia è che la stimolazione delle attività creative promuove il processo di guarigione e riabilitazione.  Nei pazienti, la cui percezione della malattia e l’aspettativa del trattamento sono determinate dall’idea che il loro dolore deriva solo da cause fisiche, la conformità nella musicoterapia è generalmente migliore degli approcci psicoterapici diretti. Oltre alla musicoterapia, le arti creative, la danza creativa e la terapia creativa basata sul movimento sono state utilizzate anche nel trattamento di pazienti con dolore cronico. Un modello di dolore cronico come un fenomeno mutevole di coscienza che dipende dalla percezione soggettiva, dalla comunicazione e dalla coping è la base per comprendere l’arte terapia. Il quadro concettuale dell’Arte Terapia  offre varie spiegazioni per l’integrazione di queste forme di terapia nei programmi complementari e di supporto alla gestione del dolore: (1) migliorare il livello di attività e la capacità creativa come fonte di guarigione; (2) stimolazione di esperienze emotive positive; (3) esperienza di comunicazione e interazione sociale; (4) facilitare la coping proiettiva; (5) stimolazione dell’esperienza e della consapevolezza immaginative; (6) promozione di elementi suggestivi. L’esperienza  indica che potrebbe esserci un ampio campo per l’uso dell’Arte Terapia nei programmi di gestione del dolore.

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PAURA DELLO SPORCO E CORONAVIRUS

 

Pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi, quali ad esempio rituali di pulizia, possono infatti sfociare in una vera e propria forma di ansia patologica, derivante da precedenti vulnerabilità: la Rupofobia. Il termine Rupofobia deriva dal greco rupos: sporco. Le ossessioni rupofobiche riguardano la paura della contaminazione, della possibilità di contrarre una malattia ed il disgusto verso certi ambienti o situazioni potenzialmente contagianti. I pensieri ossessivi sono intrusivi, ripetitivi e persistenti e si legano a compulsioni, quali rituali messi in atto in maniera continuativa allo scopo di contrastare la paura del contagio. Tali agiti forniscono sollievo solo temporaneo, per poi rinforzare la credenza disfunzionale sottostante: l’intollerabile rischio di poter essere stati infettati. Il dubbio di non aver effettuato perfettamente i rituali di pulizia provoca ansia, fino ad arrivare anche a forme di panico. Le strategie di evitamento conseguenti possono essere pervasive, causando difficoltà relazionali e sociali profonde e disfunzionali. I rituali di pulizia rigidi ed inflessibili rappresentano il tentativo di rimuovere ogni minima possibilità di contaminazione, che può minacciare l’idea di salute fisica. La fobia del contagio è dunque una forma patologica di paura persistente che si differenzia dal naturale timore di contrarre una malattia (Rachman, 2004). Le credenze centrali sottostanti riguardano il desiderio di controllo assoluto sul proprio stato di salute, così come accade nell’Ipocondria: non si cerca di perseguire uno scopo in positivo, ma di evitare l’opposto, attraverso strategie di controllo percettivo, cognitivo e comportamentale. L’attenzione selettiva, i pensieri automatici negativi e le interpretazioni catastrofiche, le immagini terribili ed i comportamenti di evitamento caratterizzano tale patologia. Nella fobia del contagio manca quindi la ‘regola dell’interruzione’: non si è mai davvero convinti di essere al sicuro, quindi non si possono fermare i rituali. Nulla è mai abbastanza pulito ed igienizzato.La fobia dello sporco, così come tutti i disturbi psicologici, può avere differenti cause. Similmente all’Ipocondria, la Rupofobia presenta derivati genetici, esperienziali – vissuti traumatici ed episodi drammatici durante l’infanzia – e sociali, con l’apprendimento di modelli di comportamento simili all’interno del nucleo familiare (Fallon et al., 2000). I genitori del fobico sono spesso critici, eccessivamente perfezionisti, con aspettative elevate ed alti standard; l’obbligo a regole rigide ed imprescindibili, soprattutto verso l’ordine e la pulizia, una moralità inflessibile ed imposta, amplificano sentimenti quali ansia e disgusto nei bambini. Il rupofobico sperimenta fin da piccolo insicurezza, timore delle scelte e delle responsabilità, ansia rispetto alle novità. L’idea che il rupofobico costruisce di sé è di una persona debole, insicura, particolarmente soggetta a patologie fisiche e psichiche. Inoltre, oggi vediamo come l’influenza dei mass media colpisca soprattutto chi è più vulnerabile e fragile, contribuendo ad alimentare la fobia.Nel periodo attuale prendere precauzioni rispetto ad eventuali contagi è necessario, ma potrebbe anche slatentizzare (rendere manifesto quanto già in essere) delle forme di psicopatologia. Ad oggi, non è facile distinguere un rupofobico da chi si attiene scrupolosamente alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La vita del rupofobico è insoddisfacente e particolarmente complessa, specialmente in questo periodo storico. La caratteristica principale dello stato mentale che presenta l’individuo affetto da Rupofobia è legata all’estremo desiderio di controllo dello sporco, totale ed assoluto, impossibile da raggiungere, che intensifica le emozioni negative. Ognuno di noi è oggi chiamato a fare prevenzione e a comportarsi in maniera scrupolosa ed attenta, ma coloro che erano già particolarmente suscettibili alle varie forme di contaminazione – come i rupofobici – hanno trovato conferma delle loro credenze centrali: i pensieri relativi al timore di essere contagiati o di contagiare, oggi si mostrano maggiormente credibili, reali. E’ quindi necessario chiedersi in che modalità il loro stile di vita si modificherà a seguito della pandemia vissuta oggi. In futuro probabilmente per ciascuno di noi diventerà particolarmente difficoltoso mettere in atto atteggiamenti e comportamenti verso gli altri e verso il mondo esterno simili al passato: stringersi le mani, abbracciarsi, baciarsi o frequentare luoghi affollati saranno gesti legati al timore di non essere al sicuro. Individui affetti da Rupofobia troveranno probabilmente ancora più difficoltà nell’intraprendere una vita adattiva, equilibrata e serena, sia a livello personale che sociale. Le convinzioni relative alla pericolosità di certi agiti saranno rinforzate, con il conseguente aumento dell’intensità emotiva negativa.

Poter visualizzare il proprio disagio in modo da lavorarci e poterlo nel tempo trasformare è ciò che una buona TERAPIA ESPRESSIVA può fare. Oltre a visualizzare il disagio , potremo andare a lavorare sulle manovre di evitamento nella loro rigidità e sui tentativi di controllo ossessivo delle possibilità di contagio. Ci occuperemo anche del rimurginio, simile a un topolino che corre nella famosa ruota circolare, e andremo a facilitare e promuovere l’accettazione del rischio . Dunque anche del rischio di potersi ammalare. Sarà cura del terapeuta utilizzare modalità e timing adeguati alla delicatezza che richiede la sofferenza che la persona porta in questo delicatissimo momento .

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La Paura del contagio da coronavirus

La profonda rivoluzione che le nostre vite hanno subito nei mesi precedenti a causa del Covid19 ci ha spinto a chiederci se e in che modalità, terminata la pandemia, avremmo modificato i nostri stili di comportamento. Ci siamo chiesti se quando saremmo stati liberi dall’ipotesi di contagio, saremmo tornati ad agire come in passato? I nostri atteggiamenti nei confronti del mondo esterno e degli altri sono rimasti gli stessi di sempre? È possibile ipotizzare una risposta negativa a queste domande. È probabile, infatti, che il timore del contatto, ormai così profondamente radicato nella nostra mente e nelle nostre azioni quotidiane, resti impresso dentro di noi, con notevoli conseguenze comportamentali ed emotive. Tale cambiamento sarà probabilmente amplificato in coloro che già in precedenza mostravano alcune specifiche vulnerabilità.

Il Covid-19 è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con una persona contagiata. La via primaria di contagio sono le goccioline del respiro emesse tramite saliva, tosse, starnuti ed i contatti diretti personali, toccando nello specifico le mani, la bocca, il naso o gli occhi. Il collegamento epidemiologico può avvenire entro un periodo di quattordici giorni prima della manifestazione di malattia. Il Coronavirus ha avuto origine a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019. Una serie di misure è stata urgentemente adottata, quale l’identificazione e l’isolamento di casi sia diagnosticati che sospetti, la diffusione dei criteri diagnostici nazionali da seguire e la messa a disposizione di forniture mediche e team di esperti. Il nuovo focolaio di Coronavirus ha reso necessarie cure tempestive anche per quanto riguarda la salute mentale di tutti i cittadini cinesi: il 26 gennaio 2020 la National Health Commission of China ha notificato i principi base per pianificare alcuni interventi di psicologia dell’emergenza: fornire assistenza sanitaria psicologica per tutti i pazienti affetti da Coronavirus, ma anche per coloro che hanno avuto contatto con essi, per chi si trova in regime di isolamento o di ricovero, per tutti i familiari e gli amici delle persone colpite e per gli operatori sanitari. L’assistenza psicologica fornita finora riguarda principalmente la gestione di emozioni quali solitudine,rabbia ed ansia, in particolare relativa al terrore del contagio o di poter infettare i propri familiari, amici o colleghi (Xiang, Y.T., et al., 2020).

Il Coronavirus sta cambiando in ognuno di noi la percezione del pericolo, aumenta l’intolleranza all’incertezza e al rischio. Gli esperti ipotizzano un rapido incremento di casi di Disturbo da Stress Post-Traumatico al termine della pandemia, così come è stato indagato nella popolazione cinese (Sun, L. et al., 2020). Aiuto psicologico e psichiatrico specialistico si renderà necessario anche in Italia, soprattutto rivolto a pazienti con disagi psichici in comorbidità (presenza di più patologie). L’avvento del Coronavirus ha infatti slatentizzato (rese manifeste in quanto già presenti) numerose patologie psicologiche, precedentemente gestite oppure già fonti di malessere pervasivo. Una tipologia di disturbo che tale virus ha accentuato è la fobia dello sporco: la paura irrazionale di entrare in contatto con superfici potenzialmente contagianti e la conseguente necessità implacabile di disinfettarsi. Il timore del contagio batterico e virologico è ad oggi chiaramente giustificato e comprensibile: tutti sperimentiamo ansia per la nostra salute e pensieri relativi alle catastrofiche conseguenze di entrare in contatto con il virus. L’emozione di ansia normale e flessibile si differenzia però dal terrore patologico, rigido ed incontrollato, che si sperimenta ad ogni possibilità di contagio.

                                                                                                        ( da R.Recanatini- State ofMind)

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Le ultime fasi del LUTTO :Depressione e Accettazione

Abbiamo parlato delle diverse fasi del GRIEF , il lutto per la perdita di una persona cara.

Eccoci ora alle ultime fasi:

DEPRESSIONE

Molti di noi sono state diverse settimane in questa pandemia. Il termine “stanchezza da pandemia” è stato coniato per riflettere il senso di molti di noi che provano attualmente. Mentre aspettiamo il semaforo verde per tornare al mondo, potremmo sentirci giù. Nel ciclo del dolore, quando arriviamo a patti con la mancanza di controllo creato dalla perdita e alle prese con lo “stadio della contrattazione”, il senso di impotenza della depressione potrebbe emergere nel tuo panorama emotivo. Questo è normale, naturale ed è una grande parte della perdita.

Quando il mondo si riaprirà,come ora sta avvenendo, potrebbe apparire e sentirsi molto diverso da quello che conoscevamo solo pochi mesi fa. Questo è un luogo in cui tristezza e perdita potrebbero essere veramente sentite. Dato che puoi nominare questi sentimenti mentre li provi, sarebbe buona cosa  prendersi il ​​tempo necessario per farlo. La cosa strana è che se ti senti fuori mentre torni nel tuo mondo aperto, questo è in realtà un segno di salute mentale. Il mondo ti sembrerà diverso e potresti rispondere sentendo nostalgia  del nostro recente passato. Per favore, permettiti di abbracciare queste emozioni.

Se hai perso una persona cara legata a COVID-19, la tristezza, la depressione e i sentimenti di perdita potrebbero richiedere del tempo. Il dolore collettivo che avvertiamo, unito al dolore personale, è davvero molto profondo.

Incoraggia i tuoi cari a darti spazio, amore, accettazione e per favore fai lo stesso per chiunque tu sappia che sta soffrendo per una perdita legata a questa pandemia.

E alla fine di tutta questa esperienza del lutto l’ACCETTAZIONE

Queste fasi della perdita non sono lineari, né esatte, ma servono come quadro per aiutare a dare un senso al tuo viaggio.

L’accettazione accade quando possiamo riconoscere la perdita come parte della vita e sentirci meno consumati dall’esperienza. Il dolore è un insegnante eccellente e alla fine ci offre uno spazio per crescere, acquisire saggezza e aumentare la nostra intelligenza emotiva. L’accettazione non significa che abbiamo rinunciato ad amare la persona amata che è passata, significa che abbiamo trovato un posto dove vivere in noi, pur continuando con le nostre stesse vite. Queste righe non hanno l’ambizione di essere terapeutiche ma di rendersi utili a fornire  uno spazio utile per guarire, riflettere e coinvolgere la tua creatività per il tuo percorso di guarigione.

La creatività può servire come un’eccellente strada per uscire da un luogo buio. Potresti pensare di non essere abbastanza creativo da impegnarti nell’espressione di sé come forma di guarigione, ma serve un po’ di coraggio per  correre un piccolo rischio di provare qualcosa, anche se è solo un semplice articolo come questo. L’arte creata nelle sessioni di terapia espressiva e di arte terapia  è spesso grezza, disordinata, brutta e potente. La forma onesta di espressione di sé è spesso sorprendente in quanto possiamo comunicare cose che non possono essere espresse verbalmente. Le informazioni visive possono servire da veicolo per l’autoespressione di emozioni che spesso non hanno parole. Puoi di usare la tua creatività come guida per l’espressione personale.

In questo periodo in cui non potevamo sederci l’uno di fronte all’altra, abbiamo utilizzato le sedute on line come veicolo unico per chiamate simulate di condoglianze, ma non è certo come vedersi di persona, incontrarsi, abbracciarsi o stringersi la mano. Con il supporto della comunità. Se conosci qualcuno che è in lutto a causa di una perdita, mettiti in contatto con lui, dagli un po ‘d’amore e fai piani per passare del tempo insieme nel prossimo futuro. Lo supereremo. Gli esseri umani sono resistenti.

                                                                           ( On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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IL LUTTO: dopo il rifiuto , la RABBIA e la CONTRATTAZIONE

Abbiamo parlato recentemente delle fasi del lutto per la perdita di una persona che in inglese chiamiamo GRIEF e della prima fase connotata dal rifiuto.

Al rifiuto segue la RABBIA

La rabbia è un’emozione umana che può consumarci. La rabbia è potente, intensa, spaventosa e spesso può dominarci se permettiamo a questa forte emozione di gestire lo spettacolo. Se le emozioni sono informazioni, la rabbia ci dice che siamo stati violati in qualche modo. Quando la negazione scompare, la rabbia è spesso la prima emozione a materializzarsi mentre si dà un senso alla nostra perdita.

La differenza tra un sentimento e un’emozione è abbastanza semplice. Un SENTIMENTO è qualcosa che possiamo nominare, e un’EMOZIONE è spesso qualcosa che il nostro corpo prova prima che diventi un pensiero cosciente che possa essere nominato. Se stai provando rabbia, questo è normale, questo è reale e hai tutto il diritto di essere arrabbiato. la differenza sta nel cosa fare della rabbia.

Cosa puoi fare con la tua rabbia?  La rabbia a volte può fornire movimento. Puoi controllare con il tuo corpo, esplorare la tua rabbia, permettergli un po ‘di spazio? Puoi darti il ​​permesso di articolarlo nominandolo, disegnandolo o raccontandone una persona cara?

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, la tua rabbia potrebbe essere più amorfa e difficile da sentire e gestire. Quello che sappiamo del dolore è che spesso in seduta dobbiamo viaggiare attraverso un viaggio emotivo   con le emozioni prima di essere pronti ad andare avanti. Ho seguito molte persone  che cercavano di cambiare brevemente il lavoro sul dolore, spiegando la loro mancanza di interesse nell’elaborare una grande perdita. Alla fine il lavoro necessario arriva , ma i tempi  di ognuno per esplorare il dolore potrebbero apparire un po ‘diversi.

Sii comprensivo  con te stesso e ricorda ai tuoi amici di essere gentile anche con te.

La mia osservazione dal lavoro come terapeuta negli ultimi decenni è che le persone spesso rimangono bloccate nella fase di rabbia del lutto, perdono di vista il viaggio del dolore e rimangono con la sensazione che la loro essenza sia basata sulla rabbia. Quando arriviamo a “classificare” la nostra rabbia come parte del processo di lutto, la rabbia può servire semplicemente come emozione piuttosto che come qualcosa che ci definisce.

 CONTRATTAZIONE

 

La contrattazione è una fase impegnativa del dolore, e probabilmente una delle più difficili da superare nel ciclo del dolore. Quando la negazione e la rabbia sono già state avvertite ed elaborate, la nostra mente spesso vaga nella direzione di “perché” e “cosa avrei potuto fare diversamente per alterare il risultato? Questo è un grande stadio del dolore da affrontare, perché affronta davvero il nostro senso di controllo contro la mancanza di controllo. COVID-19 si sta dimostrando un ottimo esempio di qualcosa che è fuori dal nostro controllo su molti livelli.

La contrattazione comporta anche l’angoscia esistenziale che potremmo avere con i nostri poteri superiori. Le persone spesso si rapportano  con l’universo, pensando di poter alterare un risultato permanente facendo qualcosa nel qui e ora per creare in modo retroattivo un risultato diverso. L’auto-colpa nella perdita è molto, molto comune nei bambini piccoli. I bambini spesso assumono enormi carichi di auto-colpa per cose che sfuggono al loro controllo (numerosi casi di studio descrivono bambini che pensavano di aver fatto crollare i World Trade Center durante l’11 settembre). La comunicazione è un elemento chiave per mitigare il dilemma interiore nei bambini e negli adulti. Mentre soffriamo in silenzio portando queste enormi preoccupazioni nella nostra testa, è difficile dare un senso a queste emozioni complesse.

Mentre veniamo a patti con la nostra reale mancanza di controllo con alcune cose nel mondo, possiamo fare pace con questo stadio del dolore.

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, ti preghiamo di permetterti di sentire tutti i sentimenti e di trovare una persona sicura e affidabile per esprimere i tuoi pensieri. L’auto-colpa può essere catastrofica, come potreste chiedervi cose del tipo: “Non mi sono lavato abbastanza le mani? Ho contagiato la mia persona cara? Sapevano quanto le amavo, anche se non potevo stare con loro nei loro ultimi giorni o momenti? “

Per favore, esprimi questi sentimenti che potresti provare. Anche se non sono precisi, sono vere emozioni, perché le senti.

All’interno delle sedute pensate per l’elaborazione del dolore è centrale l’offerta di uno spazio per riconoscere che non siamo soli nel viaggio, poiché molte delle cose che sembrano endemiche alla nostra testa e al nostro cuore sono sentite da molti mentre percorrono il loro viaggio del dolore.

Nei prossimi  giorni parleremo dell’ultima fase del lutto.

                                                                            (On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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IL LUTTO

Mentre in italiano  la complessità della perdita è espressa dalla parola lutto in lingua inglese ci sono alcune parole per esprimere tempi e stati diversi.

 A causa di COVID-19 il dolore è sceso sulla razza umana velocemente e improvvisamente  in questo periodo. Per le persone che hanno perso i propri cari, il dolore sta inviando molti in un territorio emotivo inesplorato. Per coloro le cui vite sono state sconvolte, anche il dolore è una cosa molto reale. Queste righe  vogliono fare un po’ di chiarezza su quanto ci può accadere quando perdiamo una persona cara come a tante persone è capitato in questo periodo.

Proveremo anche a offrire qualche spunto per accompagnarti in questo viaggio anche perchè alcune forme di supporto si vanno pian piano ricostruendo e riattivando dopo essere state sospese a causa del distanziamento sociale.

L’obiettivo è organizzare e dare un senso alle nostre emozioni .

Mentre leggi puoi scrivere, scarabocchiare su un foglio,, disegnare…

Indipendentemente se la tua perdita è piccola o gigantesca, le tue emozioni sono reali.

Sappiamo che talvolta il dolore è inarrestabile,  dura per molti mesi o anni oltre un tradizionale ciclo del dolore  . In questo caso parliamo di DOLORE COMPLICATO.

 Sarebbe bene in questo caso  chiedere aiuto.

Parliamo ora di quello che accade quando perdiamo una persona cara. In inglese si chiama GRIEF e si compone di diverse FASI. Incominciamo dalla prima:

il RIFIUTO

Quando sperimentiamo la perdita, la negazione è spesso la prima emozione che proviamo. A volte, abbiamo il tempo di prepararci emotivamente, ma la nostra nuova realtà COVID-19 si è materializzata così rapidamente, la negazione collettiva è stata una delle prime emozioni provate da molti. La negazione è un meccanismo di coping (utile per affrontare ), una normale reazione a cambiamenti enormi, e forse un modo gentile di aiutarci a dare un senso a cose che non hanno senso.

È notevole quanto velocemente siano cambiate le nostre vite domestiche, ma guardando indietro, molti di noi avrebbero potuto sentirsi  in modalità zombi per quei primi giorni e settimane della nostra quarantena. Molte persone che seguo hanno provato un senso di colpa e vergogna per non essere produttivi/e durante questo periodo di quarantena.

Proviamo a perdonarci se non siamo stati produttivi/e durante questo periodo. Puoi attribuire la tua mancanza di motivazione alla negazione o alla semplice risposta e all’idea che stavi per acclimatarti al tuo nuovo mondo?

Se hai perso una persona cara legata a COVID-19, sii comprensivo con te stesso in questo processo di lutto. Spesso siamo in grado di abbandonare la negazione quando veniamo a patti con il mondo che ci circonda, ma  molte persone che non sono riuscite a stare con i loro cari a causa delle restrizioni sulle visite o non hanno potuto salutarli/e, hanno perso l’opportunità di provare tutte queste emozioni e  di prepararsi alla perdita in tempo reale.

Nei prossimi giorni parleremo delle fasi successive.

(On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esperienza della quarantena: quali effetti possibili?

L’epidemia di Covid-19 che ha colpito così duramente il nostro paese ha fatto in modo che le nostre nostre abitudini, che ci sembravano così scontate, siano state improvvisamente stravolte e profondamente modificate.

Purtroppo per contenere l’espansione incontrollata dell’epidemia, il governo è stato costretto a prendere misure drastiche che hanno costretto tutti noi a un lungo periodo di quarantena. Oltre al disagio che ci hanno recato queste settimane di isolamento sociale forzato, sembra con tutta probabilità che la spiacevole condizione che stiamo vivendo possa effettivamente impattare in maniera sostanziale sul nostro benessere psicofisico. In letteratura infatti esistono diverse ricerche che hanno raccolto numerose prove sugli effetti negativi che un prolungato periodo di segregazione può avere sulla salute psicologica.

La parola quarantena (forma veneta per quarantina) descrive il periodo di isolamento obbligato utilizzato per limitare il diffondersi di un’epidemia, che fu impiegato per la prima volta dalla repubblica di Venezia in relazione agli equipaggi delle navi in arrivo dai possedimenti in Dalmazia. Questo decreto speciale fu emanato per contenere l’epidemia di peste nera che imperversava in Europa e in Asia nel quattordicesimo secolo. Tale provvedimento imponeva infatti ai nuovi arrivati nella città lagunare, di passare un periodo di isolamento in un luogo ad accesso limitato per la durata appunto di quaranta gironi.

Se per tutti noi questa è un’esperienza nuova e dolorosa, queste misure drastiche di contenimento sono già state attuate molte volte in diversi periodi storici. Anche in tempi recenti differenti paesi hanno attuato queste disposizioni restrittive, come ad esempio diverse zone della Cina e il Canada per l’epidemia di SARS del 2003, alcuni villaggi africani per l’epidemia di Ebola del 2014 e prima di noi la provincia cinese di Hubei per l’attuale epidemia di Covid-19.

La quarantena, come stiamo purtroppo sperimentando, è un’esperienza spiacevole che comporta la perdita di libertà individuale, la separazione dai nostri affetti più cari e uno stato di incertezza sulla propria salute e sul futuro.

Durante il periodo di quarantena ci sono numerosi fattori di stress che secondo le ricerche contribuiscono a farci vivere il periodo di distanziamento sociale in maniera ancor più difficile. A tal proposito si è constatato che quanto più la durata della quarantena è lunga, tanto più è facile che si sviluppino sentimenti di rabbia, sintomi di disturbo da stress post traumatico e comportamenti fobici di evitamento. In special modo sembra essere presente la paura di poter sviluppare i sintomi della malattia e infettare gli altri (Hawryluck L., et al. 2004) (Marjanovic Z., et al. 2007).

La perdita del proprio lavoro, della propria routine quotidiana e l’annullamento del contatto sociale sono poi indicati spesso come cause di sentimenti negativi, come noia, demoralizzazione, senso di solitudine e di isolamento dal resto del mondo. In studi precedentemente svolti emerge inoltre come la paura di non avere a disposizione i rifornimenti per la sussistenza, come cibo o farmaci, sia stata fonte di notevole stress, che ha causato nelle persone ansia, rabbia e frustrazione, emozioni che in alcuni casi hanno continuato a essere presenti anche fino a sei mesi dopo la fine del periodo di quarantena (Blendon R.J., et al. 2004) (Jeong H., Yim H.W., Song Y.­J., et al. 2017).

I dati raccolti suggeriscono poi che è probabile che durante il periodo di distanziamento sociale si possano sviluppare disturbi di tipo fobico od ossessivo che permangono a lungo dopo la fine dell’epidemia. Una ricerca fatta a questo proposito su individui che erano stati in quarantena a causa di un possibile contatto con il virus della SARS ha rilevato che dopo la fine dell’emergenza, il 54% delle persone che erano state messe in isolamento evitavano chi tossiva o starnutiva, il 26% evitava luoghi chiusi e affollati e il 21% evitava tutti gli spazi pubblici (Reynolds D.L., et al. 2008). Uno studio a lungo termine correlato, effettuato dopo il periodo di quarantena, ha evidenziato la presenza di cambiamenti comportamentali diretti a ridurre l’ipotetico rischio di contagio, come il lavaggio compulsivo delle mani e l’evitamento di luoghi affollati (Cava M.A., et al. 2005). Inoltre un’analisi condotta su personale ospedaliero che era entrato in contatto con i malati di SARS, ha scoperto che dopo la fine del periodo di quarantena (nove giorni) venivano riportati sintomi da stress acuto, come forte ansia, irritabilità, insonnia, scarsa concentrazione e calo della produttività lavorativa (Bai Y., et al. 2004)

Come già stiamo vedendo, uno dei problemi più grandi della quarantena è quello dello sviluppo di una grossa crisi finanziaria. Interrompere la propria attività professionale a tempo indeterminato porta a effetti potenzialmente negativi sulla salute psicologica che si possono protrarre anche per molto tempo dopo la fine dell’emergenza. Come si è già osservato durante le epidemie di virus Ebola, di influenza equina o di SARS, l’interruzione dell’attività lavorativa ha causato oltre a gravi perdite finanziarie per i lavoratori, anche un forte rischio di sviluppare nella fase successiva alla fine dell’epidemia disturbi ansiosi, rabbia e depressione (Mihashi M., et al. 2009; Pellecchia U., et al. 2015; Taylor M.R., et al. 2008).

Risulta evidente che le misure restrittive prese dal governo siano state necessarie a evitare il propagarsi dell’epidemia. Tuttavia non bisogna sottovalutare gli eventuali costi in termini di salute psicologica che tale brutto periodo porterà a tutti gli italiani. La letteratura scientifica, come abbiamo visto, fornisce numerosi dati al riguardo. Dopo un evento traumatico di tale portata storica è inevitabile che ci siano anche ripercussioni sul benessere psicologico individuale di ogni cittadino. La struttura dell’assistenza sociale e psicologica senza dubbio andrà ripensata anche per far fronte al sicuro aumento di patologie stress correlate. Chi prima dell’epidemia aveva già un disturbo psichiatrico probabilmente avrà bisogno di un ulteriore aiuto. Con ogni probabilità poi, a questa popolazione si aggiungerà un gruppo numeroso di nuovi malati che avranno bisogno di assistenza e adeguato sostegno da parte della sanità e delle istituzioni.

Se si vuole ridurre la portata degli effetti negativi presenti e futuri dell’attuale quarantena, gli elementi suggeriscono che è necessario dare informazioni corrette e non fuorvianti ai cittadini, spiegando in maniera esaustiva la natura dei rischi e far sì ci siano chiare linee di comunicazione con la sanità pubblica, facendo in modo che la popolazione abbia un’adeguata comprensione della malattia. Se le persone sentono le istituzioni vicine, se percepiscono chiarezza nella comunicazione, può effettivamente nascere quel sano sentimento di altruismo che può unire il paese nella battaglia contro questa nuova epidemia. Non si può chiedere alle persone di mettersi in quarantena per il bene della comunità, se lo Stato che la rappresenta non è efficace nel tracciare linee chiare e trasmettere fiducia nel futuro (S. K. Brooks., et al. 2020).

La chiarezza e la trasparenza di informazione da parte delle autorità sulla durata della quarantena e sui propositi futuri, sono la chiave per riavvicinare i cittadini alle istituzioni politiche e per rafforzare il concetto che questo difficile periodo è necessario alla salvaguardia delle vite di ognuno di noi. Limitare la libertà dell’intera popolazione è stata sicuramente una delle scelte più complicate e gravose che siano state prese nella storia della Repubblica. Conseguentemente abbiamo visto anche che gli effetti psicologici della quarantena possono essere variegati, diffusi e avere una lunga durata. Quanto più i cittadini si sentiranno soli e abbandonati durante questo periodo, tanto più le ripercussioni sul benessere psicologico futuro saranno gravi. In questo difficile momento ci sono una moltitudine di persone che oltre a essere preoccupate per la loro vita, sono preoccupate per l’avvenire incerto che le attende. Se lasciate sole, senza punti di riferimento, dove adesso c’è noia alla lunga ci sarà angoscia, dove c’è frustrazione alla lunga ci sarà disperazione. Quanto peggiore sarà la percezione del vissuto di questa brutta esperienza, tanto peggiori saranno gli effetti prossimi sulla salute mentale. Mai come adesso l’abbraccio dello stato può farci sentire al sicuro. Mai come adesso le parole e le scelte delle istituzioni possono aiutarci ad avere fiducia in quello che dovranno essere le nostre nuove vite dopo la fine di tutto questo.

                                                                                            ( Francesco Monticelli- State of Mind)
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DISTURBO POST TRAUMATICO DA STRESS (DPTS): di che si tratta?

Il DPTS (Disturbo Post traumatico da Stress) può colpire  le persone che hanno vissuto un evento traumatico che abbia implicato gravi lesioni, minacce di morte, perdita dell’integrità fisica propria, dei propri cari o altrui.

Molto dipende come l’evento è percepito dalla persona.

Possibili  fattori di rischio  sembrano essere una storia personale o familiare di depressione, ansia, nevrosi, insonnia o separazioni precoci.

Oltre ad eventi quali violenze di varia natura, possono essere vissuti come traumi eventi che possono sembrare in apparenza  parte del normale succedersi della vita quotidiana.  Va da sè che l’essere stati vittime di catastrofi naturali , aver subito lesioni o aver assistito a incidenti , per non parlare di guerre o combattimenti, porta nelle vite delle persone un evento fuori dall’usuale che  crea sofferenza , anche grave, e difficoltà di elaborazione.

In questo periodo di esposizione collettiva al Coronavirus e alla comunicazione ad esso relativa  le probabilità di incorrere in vissuti traumatici aumenta.  Una maggiore vulnerabilità psicoemotiva può essere un fattore di rischio .

Le persone  contagiate da Covid19 , chi ha dovuto subire l’isolamento e chi ha perso propri cari  senza poter dare l’ultimo saluto ha un maggior rischio traumatico. Una categoria particolarmente esposta è il personale che a vario titolo( medici, infermieri, ooss ,ecc. )  in questo periodo  si è occupato delle persone che hanno contratto il Covid19 e che ha vissuto un forte stress. Le condizioni fisiche ed emotive di lavoro in cui hanno operato queste persone lo abiamo potuto vedere attraverso i  media. 

Possiamo ipotizzare che  le conseguenze  sul sistema psichico- nervoso emozionale e immunologico saranno di portata ragguardevole. 

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DEPRESSIONE MAGGIORE: curarla si può

 

 

Anche se la Depressione Maggiore può essere una malattia molto grave può essere molto ben curata. Tra l’80 e il 90 % di coloro che ne soffrono possono essere curati efficacemente e tornare alle loro normali attività e ritmo di vita.

Sono disponibili differenti tipi di cure, la cui scelta dipende dalla persona, dalla gravità e dalle caratteristiche del disturbo.

Tre sono i tipi fondamentali di cure: farmaci, psicoterapia, terapia espressiva.

Possono essere utilizzate singolarmente o insieme, con l’attenzione e la competenza dei professionisti coinvolti.

 

  • Farmaci: i primi farmaci antidepressivi sono stati introdotti negli anni ’50.
  • Gli antidepressivi triciclici (TCA) – ancora molto usati per le depressioni gravi. I TCA possono risollevare l’umore e  ristabilire un ritmo normale del sonno, dell’appetito e del livello di energia. Usualmente occorrono   tre o quattro settimane perché la persona abbia risposta positiva al trattamento. .
  • Inibitori delle monoamineossidasi (IMAO) – possono essere efficaci nelle persone che non rispondono ad altri farmaci, o che soffrono di depressioni “atipiche” con forte ansia, sonno eccessivo, irritabilità, ipocondria, o caratteristiche fobiche.
    • Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) – hanno un’azione specifica sul neurotrasmettitore serotonina. Generalmente gli SSRI causano meno effetti collaterali indesiderati dei TCA e degli IMAO.
  • Inibitori selettivi della ricaptazione della noradrenalina (SNRI) – In generale gli SNRI danno meno effetti collaterali indesiderati dei TCA e degli IMAO. Questi farmaci hanno un’azione specifica sul neurotrasmettitore noradrenalina .
  • Farmaci bloccanti la ricaptazione della dopamina che  agisce sui neurotrasmettitori dopamina e norepinefrina. In generale il bupropione causa meno effetti collaterali dei TCA e degli IMAO.

 

Chi fa uso di farmaci antidepressivi ed i loro familiari devono prestare attenzione particolare durante le prime fasi di assunzione perché le normali capacità di reagire e prendere decisioni  possono ritornare prima del miglioramento dell’umore.

  • Terapie Espressive  e Psicoterapia: vi sono differenti tipi di psicoterapia e terapie espressive( Arte Terapia, Danza Movimento Terapia, ecc)  che hanno dimostrato di essere efficaci per combattere la depressione  in sedute individuali e/o di gruppo. Ricerche hanno dimostrato che depressioni lievi possono spesso essere curate utilizzando queste  terapie. Tuttavia, la depressione grave sembra essere meglio curabile utilizzando in combinazione la terapia e i farmaci.

 

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