DIETA MEDIATICA

Per aiutare le famiglie americane a mantenere una dieta mediatica salutare, l’AAP raccomanda a genitori ed educatori di collaborare per stendere un “piano media” (Family Media Use Plan Tool) che tenga in considerazione la salute, l’educazione e il divertimento di tutti i bambini e i componenti della famiglia.

Si parte infatti dal presupposto che i media, se utilizzati in modo appropriato e in linea con i propri valori e stile parentali, possano anche aiutarci nella vita quotidiana.

Al contrario, se utilizzati in modo inappropriato o inconsapevole, possono sostituire rovinosamente occasioni importanti di dialogo, confronto faccia a faccia, gioco all’aria aperta, riposo…

Per questo è stato pensato di mettere a disposizone delle famiglie americane un Media Use Plan , per capire se stanno utilizzando una buona strategia di utilizzo degli schermi con i propri bambini o se è meglio che introducano delle nuove e più salutari abitudini.

Dai pediatri americani le nuove linee guida per l’uso degli schermi

A fine 2016 sono state rese pubbliche le nuove linee guida dell’American Academy of Pediatrics su tempo e modi con cui i bambini possono stare davanti agli schermi di televisione, computer, tablet e smartphone.

Le prime linee guida in relazione al cosiddetto “screen time” erano state redatte nel 2011. Erano granitiche e fortemente restrittive: nessuno schermo prima dei 2 anni e un’esposizione di massimo 2 ore al giorno per i bambini più grandi. Di fronte ai rapidi cambiamenti tecnologici in atto e in seguito alla rapida diffusione degli schermi touch (anche nelle famiglie), nell’ottobre 2015 i pediatri americani sentirono la necessità di cambiare la loro posizione in favore di una maggiore articolazione e pubblicarono quindi sulla rivista ufficiale dell’associazione un articolo intitolato “Beyond ‘turn it off’: How to advise families on media use”. Con questo intervento rimettevano in discussione le limitazioni al tempo-schermo precedentemente stabilite, dispensando consigli dettati in larga parte dal buonsenso, oltre che dall’evidenza scientifica, e dando enfasi alla qualità dei contenuti proposti e alla condivisione dell’esperienza di visione/utilizzo. Alla base del processo di apprendimento e della maturazione di importati skill del bambino, come l’empatia, il pensiero creativo, il controllo delle emozioni, c’è sempre infatti l’interazione reale con l’altro.

In quell’occasione era stata promessa la pubblicazione di nuove linee guida ufficiali, che sostituissero le precedenti.

Le linee guida 2016 per il tempo schermo dei bambini

  • Bambini fino ai 18 mesi: evitare l’utilizzo degli schermi, anche per videochiamate. I genitori di bambini tra i 18 e i 24 mesi che volessero introdurre ai propri bambini gli schermi digitali dovrebbero scegliere programmi e app di alta qualitàcondividendo l’esperienza di utilizzo e visione con i propri piccoli per spiegare loro cosa stanno vedendo. In generale, non avere fretta di introdurre la tecnologia ai bambini: il suo utilizzo è ormai così intuitivo, che in pochissimo tempo, al momento giusto, impareranno ad usarla.
  • Bambini dai 2 ai 5 anni: limitare l’esposizione agli schermi a un’ora al giorno, scegliendo programmi e app di alta qualità (come quelli di Sesame Street), che possano per esempio migliorare le competenze linguistiche. Sfortunatamente, rileva l’AAP, molte delle app definite “educative” negli appstore non coinvolgono nella loro progettazione veri specialisti o figure accademiche e non sono pensate per un utilizzo condiviso, per esempio tra genitore e figlio, prediligendo piuttosto l’uso in autonomia. Spesso gli ebook (o app narrative) pensate per i più piccoli presentano interazioni che più che aumentare l’esperienza di lettura introducono elementi di distrazione, quindi anche in questo caso è bene valutare i titoli che si sottopongono ai bambini. Anche in questa fascia d’età è consigliabile affiancare i bambini mentre utilizzano i media, per aiutarli a capire cosa stanno vedendo.
  • Bambini oltre i 6 anni: dare limitazioni chiare al tempo speso davanti agli schermi, anche a seconda del tipo di medium utilizzato, assicurandosi che il tempo schermo non tolga spazio ed energie ad altre attività che il bambino deve svolgere nel corso della giornata (giocare, studiare, dormire…) e che non inneschi abitudini poco salutari. Ancora una volta viene ribadito: “Content is crucial”, soprattutto quando si parla di programmi televisivi.
    Stabilire insieme i momenti media-free, come quelli dei pasti o della guida in auto, così come zone media-free della casa (le camere da letto, per esempio).
    Tenere aperta la comunicazione con i propri figli sui temi della sicurezza, anche online, e dei comportamenti nella sfera digitale.
  • I genitori: non lasciare la televisione accesa senza che nessuno la guardi, crea inutili interferenze mentre i bambini giocano o mentre interagiscono con i genitori o fra di loro.
    Un utilizzo massiccio dei device digitali da parte dei genitori rischia di ridurre le interazioni in famiglia, sia verbali che affettive. E dal momento che l’esempio dei genitori è sempre fondamentale nell’educazione dei figli, è bene che anche il rapporto degli adulti con tali strumenti sia ponderato e consapevole.

AGEISM: di cosa parliamo?

L’etimologia inglese è ageism (age-ism: “età” + suffisso greco “ismo”) coniato nel 1969 da un gerontologo statunitense, Robert Neil Butler, per indicare appunto la discrimination against seniors (it. discriminazione verso i più anziani). 

L’ageismo è vietato. In Italia, La Costituzione, all’articolo 3 (principio di uguaglianza), vieta qualsiasi forma di “discriminazione basata sulle condizioni personali”, genus nel quale la dottrina costituzionale ha fatto rientrare la specie della “discriminazione basata sull’età”, di cui l’ageismo rappresenta una sottospecie.

Anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea del dicembre 2000 vieta espressamente qualsiasi forma di “discriminazione basata sull’età”.

La discriminazione dell’anziano nelle cure sanitarie è un problema precedente al 1968, anno di creazione dell’inglesismo. Essa pone a rischio il diritto alla salute dell’anziano, specie di quello disabile.

L‘ageismo nei mass media è un problema più recente, ed è dovuto alla misura in cui la politica editoriale della televisione tende a promuove oltre misura il giovanilismo attraverso il mito dell’eterna giovinezza ed il desiderio di sentirsi giovani, a discapito della figura dell’anziano. Alcune forme di pubblicità esaltando il consumo di prodotti legati all’immagine della giovanilità del corpo, danno una veste caricaturale ai segni della vecchiaia e tendono a ridurre in forme caricaturali lo stesso valore della naturale anzianità.

L’ageismo si manifesta anche fuori dai canali istituzionali-sanitari e mediatici, riverberandosi nei rapporti e nelle relazioni sociali, dove esiste una chiara o più velata discriminazione nei confronti dell’anziano, che può essere motivato da ragioni economiche, sociali o commerciali. Addirittura in Giappone, dove gli anziani costituiscono poco meno del 25 % della popolazione, gli anziani vengono spesso discriminati come madao, ossia “vecchio completamente inutile”.

In Emilia Romagna

Dal Rapporto sociale anziani’ elaborato dalla Regione Emilia Romagna e presentato nel corso del convegno emerge che gli over 65enni residenti in Emilia-Romagna all’1 gennaio 2019 superano il milione e rappresentano quindi il 23,9% della popolazione, percentuale che potrebbe salire al 30% nei prossimi 15 anni; di questi, oltre 360mila – i cosiddetti grandi anziani– hanno più di ottant’anni

A questa platea di cittadini si rivolge il Piano d’azione regionale per la popolazione anziana, che mette insieme programmi e interventi specifici a cui lavorano, oltre alle istituzioni, le organizzazioni sindacali e del terzo settore. Avviato nel 2004, è stato concepito come uno strumento d’approccio intersettoriale, per pianificare le politiche pubbliche e del privato sociale a favore della terza età.
Esaminando i dati contenuti nel ‘Rapporto sociale’ sul milione di anziani residenti in regione le province con la maggior incidenza sono Ferrara (27,9%), Ravenna (25,3%), Piacenza (24,8%), Bologna (24,4%) e Forli-Cesena (24,3), seguono Parma (23,2%), Rimini (22,8%), Modena (22,7%) e Reggio Emilia (21,5%), la più giovane. Prevale la componente femminile, che rappresenta il 56,6% dei residenti over 65enni e il 62,3% dei grandi anziani; la presenza di persone anziane nelle famiglie è di oltre una su tre (38%) e più di una famiglia su quattro (26%) è composta interamente da anziani.

6 mesi di lockdown e ora rientro a scuola…e adesso?

Adesso  dovremo reimpostare nuovi ritmi di vita quotidiana e rispettare i ruoli: genitore, studente, insegnante, ecc…

Una riflessione sull’uso della DAD -didattica a distanza- può essere utile. Se è vero che i bambini e ragazzi sono abituati a utilizzare liberamente e in maniera competente le tecnologie, è altrettanto vero che il loro utilizzo è sempre stato riservato a momenti di svago e divertimento. La DAD ha portato tutti noi , gli studenti in primis, a riconsiderare  e ripensare l’utilizzo degli strumenti tecnologici: un’operazione complessa che , insieme al mantenere viva la concentrazione, ha portato impegno in più. Inoltre, l’utilizzo massivo di questi strumenti ha attivato un dialogo legato proprio al loro utilizzo eccessivo  e scorretto, all’utilizzo dei social aprendo una problematica che dovrà essere sviscerata e gestita.

Ma cosa possono fare i genitori?

Certamente in questo periodo il loro ruolo assume un’importanza fondamentale per ridurre lo stress psicologico che potrebbe riguardare i loro figli

Ma come fare?

La strutturazione, già prima dell’ìinizio scuola, di una routine giornaliera che richiami quella precedente a quella adottata nel periodo di lockdown potrebbe essere un primo passo riportando dentro la vita familiare dinamiche relazionali utili .

Ma anche rivedendo e ripensando cosa cambiare… Questo è un momento ideale per reimpostare abitudini, dinamiche e routine familiari ,non solo ripensando al prima lockdown ma anche al futuro… Come fossimo tutti primini e primine, al primo giorno di scuola o d’asilo , potremmo affacciarci a un  nuovo periodo con pensieri nuovi su come vorremmo d’ora in poi la nostra quotidianità. Certi che avremo bisogno di una fase di adattamento  dove mascherine, distanza, banchi singoli, entrate e uscite differenziate, triage ricopriranno un ruolo importante con il quale dovremo diventare familiari . Per andare avanti.

Non vedere solo la parte drammatica e patologica di questa nuova ripartenza sarà la chiave per ripartire davvero.  Imparare a conviverci sarà necessario. Possiamo incominciare dal ritornare a praticare le abitudini precedenti la chiusura forzata , utilizzando le necessarie precauzioni.

Mettersi in discussione, come genitori, non rivela debolezza ma al contrario, capacità riflessiva , di pensare e ripensare il nostro presente e, attraverso esso, il futuro. Gruppi di discussione, associazioni di genitori possono essere un luogo utile per scambiare pensieri ed opinioni in materia. E anche per parlare dei conflitti generazionali genitori/figli che la forzata convivenza in casa hanno spesso esasperato .

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Non c’è un genitore giusto o sbagliato né un decalogo di regole che ci assicura di non sbagliare. Parlarne ci aiuta a conoscerci meglio, ad ascoltare le opinioni e le idee altrui e a meglio conoscerei nostri figli. Non ultimo ad attrezzarci meglio.

Rientro a scuola, previsto supporto psicologico per personale e studenti

L’epidemia e il conseguente lockdown che ha chiuso in casa milioni di ragazzi e lavoratori, hanno inevitabilmente avuto delle ripercussioni psicologiche sulle persone coinvolte.

Per questa ragione, nel Protocollo di sicurezza siglato il 6 agosto, viene posta attenzione anche alla salute e al supporto psicologico per il personale scolastico e per gli studenti, quale misura di prevenzione precauzionale indispensabile per una corretta gestione dell’anno scolastico.

Sulla base di una Convenzione tra Ministero dell’Istruzione e il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi, si promuove così un sostegno psicologico per fronteggiare situazioni di insicurezza, stress, ansia dovuta ad eccessiva responsabilità, timore di contagio, rientro al lavoro in “presenza”, difficoltà di concentrazione, situazione di isolamento vissuta.

Questi i suggerimenti del M.I. per le scuole:

  • rafforzamento degli spazi di condivisione e di alleanza tra Scuola e Famiglia, anche a distanza;
  • ricorso ad azioni di supporto psicologico in grado di gestire sportelli di ascolto e di coadiuvare le attività del personale scolastico nella applicazione di metodologie didattiche innovative (in presenza e a distanza) e nella gestione degli alunni con disabilità e di quelli con DSA o con disturbi evolutivi specifici o altri bisogni educativi speciali, per i quali non sono previsti insegnanti specializzati di sostegno.

Il supporto psicologico sarà coordinato dagli Uffici Scolastici Regionali e dagli Ordini degli Psicologi regionali e potrà essere fornito, anche mediante accordi e collaborazioni tra istituzioni scolastiche, attraverso specifici colloqui con professionisti abilitati alla professione psicologica e psicoterapeutica, effettuati in presenza o a distanza, senza alcun intervento di tipo clinico.

(La Gatta L)

Le nuove frontiere della scuola : siamo pronti a rientrare?

Martedì 15 settembre alle ore 20.30

iniziativa sulla scuola “Le nuove frontiere della scuola “

presso l‘Associazione Primola – Imola

Dialogheranno la Prof.ssa Di Ciaula Maria e la Consigliere Regionale Marchetti Francesca e la coordinatrice didattico pedagogica del doposcuola di Primola Dott.ssa Castagnoli Gabriella.

Saranno presentati tutti i protocolli Nazionali e Regionali inerenti il covid-19 che saranno attuati nelle scuole e nel doposcuola di Primola.

Dopo il periodo di lockdown di 6 mesi riprendiamo la scuola…

 Ci siamo lasciati  alle spalle  6 mesi  con regole diverse da quelle abituali, regole  che ci hanno portato a riorganizzare la routine familiare.

Ora dobbiamo di nuovo re-impostare una nuova strutturazione della giornata.

 A scuola torneremo  probabilmente in modalità mista , in presenza e a distanza ,e  staremo in banchi singoli.

Dovremo riabituarci alle relazioni di persona.

Dopo 6 mesi in autonomia e in autogestione ( chi è riuscito) utilizzando , o sovra-utilizzando computer e cellulari, Playstation e TV.  

Molti cambiamenti , uno dietro all’altro, senza il tempo e modo per assimilarli.

 In questi giorni si parla molto del rientro e delle modalità di rientro a scuola in sicurezza  ma forse dovremmo parlare dell’impatto psicologico su studenti e personale docente. Per gli studenti in particolare la scansione del tempo quotidiano ricopre rilevante importanza anche se questo argomento sembra essere rimasto fuori dal dibattito pubblico.

Da un punto di vista emotivo, oltre che comportamentale, la ripresa delle abitudini  quotidiane abbandonate da 6 mesi porterà un nuovo importante cambiamento. Se non saremo capaci di gestirlo potremmo andar incontro all’emergere di insicurezze , disagi, ansia, stress portati dal tentativo di convivere con questo nuovo veloce cambiamento di vita.  

Ecco perché il bisogno di aiuto e attenzione deve trovare risposta soprattutto , ma non solo, nella fascia della prima elementare  e del delicato periodo di passaggio della scuola media.  Anche per gli adolescenti, che stanno affrontando cambiamenti fisici e psico emotivi così sconvolgenti e importanti e stanno iniziando a percepire che stanno diventando grandi l’attenzione e l’aiuto sono fondamentali.

La strutturazione giornaliera della sveglia mattutina alle 7,  colazione insieme, preparazione e partenza per la scuola per poi tornare a pranzo , per qualcuno a merenda , e l’impegno dei compiti è stata messa in sospeso … Anche le attività sportive e di tempo libero che permettono la socializzazione in contesti di gioco sono stati sospese. Ci si è dovuti adattare e re- immaginare la propria vita.

E adesso che succederà?

Bambini e Lettura

Non ci sono bambini a cui non piace leggere. Semmai ci sono quelli che adorano farlo e altri a cui sono stati proposti solo libri sbagliati” James Patterson co-autore di 160 romanzi di cui  una parte per bambini e ragazzi.

Ai genitori cosa consiglia per facilitare i bambini/e e ragazzi/e alla lettura: “ Bisogna prendere in mano la situazione , facendo una delicata ma ferma pressione. I genitori devono inizialmente dedicarci del tempo: e dunque meglio sfruttare l’estate e farli iniziare con il libro giusto. Certo, è più facile se in famiglia si è già appassionati lettori. Ma dovrebbero farlo pure i genitori poco abituati a leggere.Si preoccupano per la salute dei figli: si preoccupino anche per la loro mente. I bambini che leggono vanno meglio a scuola, prendono voti più alti. Hanno più fantasia e da grandi sono in grado di far lavori migliori e meglio pagati. I buoni lettori hanno più possibilità”

E voi cosa ne pensate?

mediazione separazione gabriella castagnoli

 

La Casa a Nord-Est

 

La casa di Nord-Est non dovrà mai essere finita, ma alimentare sempre un ulteriore progetto:

”fino all’ultimo avrebbe inventato continuamente la sua casa e inedite chimere per abitarvi. La casa era come un mare che ritornava su se stesso e riappariva subito dopo. La casa cominciava sempre.”

Sergio Maldini             La casa a Nord-Est

la casa di nord est

ISOLE ETNICHE: una ricchezza culturale friulana

Nella Val Resia, ai piedi del   versante sud  orientale del monte Canin, vive una minoranza etnica di origine slava che mantiene ancora inalterate alcune peculiarità che non hanno riscontro in altre parti della Regione, né  in quelle confinanti: la lingua, la musica e la danza.

La lingua resiana è una lingua paleoslava che non trova uguali nel mondo slavo, anche se i vecchi valligiani ricordano la facilità nel comunicare, durante la guerra, con i russi, ucraini, croati, sloveni.

Numerosi studiosi, provenienti da tutto il mondo (ex Russia, Stati Uniti, Università europee e italiane) si sono interessati, in passato e recentemente, alla parlata resiana e ne hanno fatto oggetto di studio.  Come è stata possibile la sopravvivenza di una lingua paleoslava?

I resiani, che si sono insediati nella valle nel VI secolo dopo Cristo, probabilmente al seguito  degli Avari, hanno mantenuto il loro isolamento geografico fino all’inizio di questo secolo. Non c’erano strade che la collegassero con il Friuli ( a Resiutta  si arrivava  per un sentiero battuto, percorribile soltanto a piedi o a cavallo), il resto della vallata é chiuso dai monti Sart, Canin,  catena dei Musi e  Lavara . Basti pensare che la frazione di Uccea è stata collegata al resto del Comune con una strada carrabile soltanto a metà degli anni ‘30 e ancor oggi, nei mesi invernali, non sempre è possibile raggiungere la frazione da Sella Carnizza, ma é necessario scendere fino a Tarcento e risalire lungo la vallata del Torre.   I resiani, dunque, pur facenti parte politicamente  della storia del Friuli, hanno avuto per secoli pochi contatti con la popolazione friulana e hanno continuato, nel tempo, a parlare la loro lingua, mai sottoposta, come le altre lingue slave, a processi di evoluzione. Infatti la lingua sta cambiando soltanto in questi anni, per effetto dei mezzi di comunicazioni di massa, dell’istruzione obbligatoria, dei sempre più costanti scambi culturali, sociali ed economici con il mondo esterno. La lingua resiana è pertanto una lingua paleoslava.  Ha tre generi: maschile, femminile, neutro; tre numeri: singolare, duale, plurale. Ha le declinazioni dei nomi con sei casi, non possiede articoli e nei verbi ha l’uso dell’aoristo, che lo sloveno, ad esempio, ha smesso  da più secoli (queste caratteristiche sono presenti nell’antico greco).  La lingua, che ha quattro varietà fonetiche o gruppi principali (la dizione di Stolvizza, Oseacco, Gniva e San Giorgio) è affidata per lo più alla sola tradizione orale e contiene numerosi prestiti dal friulano , dall’italiano e dal tedesco. Uno studioso olandese di isole linguistiche, per conto dell’Università di Berlino, ha recentemente pubblicato la prima Grammatica e Sintassi della lingua resiana e sta ultimando il primo vocabolario Resiano-Italiano-Inglese. Non si è trovata una Koiné (unificazione della lingua) e non c’è ancora accordo sull’alfabeto che, per alcuni, deve essere necessariamente slavo (essendo il resiano una lingua slava), per altri, invece, vicino il più possibile a quello italiano per permettere a tutti, resiani (scolarizzati in Italia) e non di comprendere i suoni e pronunciarli fedelmente alla loro pronuncia.

Oggi la lingua autoctona, specialmente tra i più giovani, ha perduto originalità e purezza. In compenso si è cercato di salvare il patrimonio culturale di tipo popolare trascrivendo favole, canti, poesie, detti, indovinelli. Altro oggetto di studio sono  la caratteristica danza e la musica, tipica della vallata, e prodotta da due strumenti anch’essi unici: la zytyra (violino adottato) e la bunkula (violoncello).

Quella di Resia non è la sola isola linguistica della nostra Regione.

In Carnia, a 1400 metri sul livello del mare, c’è Sauris, Zahre in lingua locale, il più alto comune del Friuli.  Qui, intorno al 1250, si è insediata una colonia tedesca proveniente dalla Bassa Austria. A Sauris è capitato come a Resia: anche qui si è mantenuta una lingua prototedesca (antico tedesco), molto lontana dal tedesco attuale e simile alla parlata di Sappada (che sta dall’altra parte del monte).

Anche il saurano ha subito nel tempo modificazioni, soprattutto per l’assorbimento di alcuni elementi di lingua romanza (italiano, friulano). Gli abitanti di Sauris e della Val Resia hanno in comune anche  questo, il loro trilinguismo di base: una lingua locale, familiare; l’italiano per la comunicazione esterna; il friulano usato nei rapporti di vicinato e nei contatti con la gente dei paesi vicini.