DEPRESSIONE MAGGIORI: quali cause?

 

Abbiamo indicato alcuni possibili fattori che possono essere concause della Depressione Maggiore. Fattori psicologici, ambientali, biologici, possono tutti contribuire al suo sviluppo. Qualunque sia la causa specifica della depressione, ricerche scientifiche hanno appurato che la depressione maggiore è un disturbo biologico del cervello.

Noradrenalina, serotonina e dopamina sono tre neurotrasmettitori (connettori chimici che trasmettono segnali tra le cellule cerebrali) che si ritiene siano coinvolti nella depressione maggiore. Gli scienziati ritengono che qualora si manifesti uno squilibrio chimico in questi neurotrasmettitori ne risulterebbe uno stato di depressione. I farmaci antidepressivi agiscono incrementando la disponibilità di neurotrasmettitori o variando la sensibilità dei recettori di questi connettori chimici.

 

I ricercatori hanno anche appurato una predisposizione genetica alla Depressione Maggiore. Vi è una maggior possibilità di soffrire di  depressione quando si sono verificati dei casi nella famiglia. Non tutti coloro che presentano una predisposizione genetica alla depressione ne sono affetti! La configurazione biologica di alcune persone le rende maggiormente vulnerabili. Anche alcune malattie come le patologie cardiache e il cancro e alcuni medicamenti possono aumentare il rischio di ammalarsi di depressione.

Fatti di vita, come morti, incidenti , una perdita  ma abbiamo visto in precedenza anche eventi apparentemente non traumatici ma vissuti come tali, possono innescare episodi di depressione.  E’ importante sottolineare che molti episodi depressivi si manifestano in modo autonomo senza essere innescati da crisi, malattie o altri fattori di rischio.

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DEPRESSIONE MAGGIORE : alcuni sintomi

 

 

L’inizio del primo episodio di depressione maggiore può non essere evidente se è graduale e leggero.

Indico qui alcuni dei possibili sintomi della depressione maggiore che  sono caratterizzati da importanti cambiamenti nelle abitudini della persona:

 

  • Un persistente umore triste o irritabile
  • Importanti variazioni nelle abitudini del dormire, appetito e del movimento
  • Difficoltà nel pensare, della concentrazione, e della memoria
  • Lentezza dei movimenti o agitazione
  • Mancanza di interesse o piacere nelle attività che invece prima interessavano
  • Sensazione di colpevolezza, di inutilità, mancanza di speranze e senso di vuoto
  • Pensieri ricorrenti di morte o di suicidio
  • Sintomi fisici persistenti che non rispondono alle cure come mal di testa, problemi di digestione, dolori persistenti

Quando si manifestano contemporaneamente più di uno di questi sintomi, durano più di due settimane e interferiscono con la normale attività è consigliabile  ricorrere alle cure dello psicologo.

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DEPRESSIONE MAGGIORE. di che si tratta?

 

 

La Depressione Maggiore è un  disturbo  importante che colpisce ogni anno circa il 5 % della popolazione adulta. Diversamente da un normale sensazione di tristezza, di perdita o di un transitorio stato di cattivo umore, la Depressione Maggiore presenta caratteristiche di persistenza e può interferire pesantemente sul modo di pensare di un individuo, sul comportamento, l’umore, l’attività ed il suo benessere fisico.

Fra tutte le patologie la depressione maggiore è la più frequente causa di invalidità in molti Paesi sviluppati.

Le donne sono colpite da Depressione Maggiore in numero doppio rispetto agli uomini. La depressione maggiore può colpire ad ogni età anche nella fanciullezza, nella gioventù e nell’età adulta. Tutti i gruppi etnici, razziali o sociali possono essere affetti dalla depressione.

Circa  tre quarti di coloro che sono stati colpiti da un primo episodio di depressione ne saranno colpiti da un altro durante il resto della vita. Alcune persone sono colpite da più episodi durante l’anno. Se non debitamente curati gli episodi di depressione possono durare dai sei mesi a un anno. Se non curata la depressione può portare a gravi conseguenze.

La Depressione Maggiore è solo una delle varie forme di disturbo depressivo.

Altre forme di depressione sono la distimia (depressione cronica con sintomi meno intensi), e la depressione bipolare (la fase depressiva del disturbo bipolare).

 

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: ridisegnare i confini

Davanti ad alcuni mesi di trauma collettivo da pandemia che ci ha costretto a misure restrittive e di distanziamento sociale   producendo incertezza e imprevedibilità  si richiede un monitoraggio della ripresa e la  costruzione di una memoria collettiva per elaborare il trauma e i lutti .

L’esplosione dei confini spazio-temporali: tempodellavoro/tempoextralavoro, tempodellascuola/tempolibero, spaziodilavoro/spazio/dicasa, spaziostudio/spaziohobby……richiede una riorganizzaione della vita nelle sue componenti spaziali, temporali e relazionali.  E psicoemotive. Richiede confini,delimitazioni utili a ridisegnare modalità di vita nuove.

Richiede la messa in campo di misure utili a  facilitare  le relazioni e la ripresa perchè maturi la fiducia nell’immaginare e desiderare in maniera vitale  il futuro .

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: l’affido condiviso

In questo periodo un’attenzione va riservata  alle famiglie di genitori separati o divorziati e alle famiglie  ricostituite.

L’affido condiviso richiede cura e continuità  perchè la  CO-Genitorialità diventi davvero un esercizio di genitorialità da parte di entrambi. Essere genitori comporta vedersi, comunicare, condividere decisioni riguardanti i figli, la loro educazione, la loro salute e la loro crescita. I progetti per il loro futuro.

In questo periodo le restrizioni hanno reso più complicato l’esercizio della Co – Gentorialità che avrà bisogno di aiuto per riprendere le condizioni che  permettono  che entrambi i genitori possano fare appunto i genitori.

Oltre a ciò il monitoraggio delle relazioni familiari sarà necessario.

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: i minori e la famiglia

La prevenzione e l’attivazione di proposte per bambini e adolescenti ad esempio di spazi di socializzazione anche informale , di iniziative (pensiamo ai parchi, agli spazi museali, spazi sportivi )che vadano a stimolare e  facilitare la ripresa delle relazioni e della vitalità degli interessi di vario genere.

Insieme a i bambini e ai ragazzi è andata in sofferenza la famiglia nelle sue relazioni interne, oltreché esterne., non solo in quelli che purtroppo continuiamo a registrare come fenomeni di violenza che richiederanno particolare attenzione e monitoraggio, Anche qui sono saltati i confini spazio privato/pubblico con la compresenza di telelavoro, video lezioni, restrizioni rispetto alle uscite obbligando a una rimodulazione delle relazioni. Pensiamo al rapporto con i nonni

agli spazi di Doposcuola o ai Centri Estivi che non costituiscono solo un luogo  importantissimo di apprendimento di conoscenze e competenze ma anche un luogo di apprendimento del saper fare , di competenze e modulazioni relazionali indispensabili alla crescita.

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: la scuola

In questo periodo abbiamo sperimentato in maniera repentina la necessita di riconvertire la didattica in didattica distanza come difficoltà lavorativa dei docenti . E la differenza tra gruppi sociali di bambini e ragazzi nel poter accogliere le opportunità di questo nuovo strumento. Se è vero che attraverso la tecnologia è stata mantenuta la continuità di contatto tra insegnanti e ragazzi la novità   della tecnologia ha creato non pochi problemi e , oltre ai rischi (isolamento, dipendenza tecnologia, cyber bullismo, ecc) ci sarà da mettere in conto che la ripresa dovrà essere oggetto di particolare attenzione.  Non dobbiamo dare per scontato riprendere in presenza oltretutto con dispositivi di protezione e con modalità comunque diverse da quelle precedenti, conosciute e sperimentate, anche pensando di mettere a disposizione risorse scolastiche (doposcuola, aiuti compiti, laboratori, attività culturali e sportive). E dunque anche qui l’elemento che ci accompagna è l’imprevedibilità, l’incertezza. Sarebbe opportuno introdurre per un certo tempo un altro elemento: il monitoraggio.  Monitoraggio sulle ricadute che il distanziamento, il lavoro a distanza , il distacco dalle relazioni con gli insegnanti e con i compagni hanno prodotto e produrranno nel breve e medio termine.

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: il lavoro

Parliamo di cambiamento, quello già avvenuto in maniera repentina e inaspettata, e quello più graduale che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Sappiamo che i cambiamenti sono di per sé graduali : passare da un’ottica del controllo  a un’ottica   dell’obiettivo, che premia i risultati con un ‘occhio attento al rischio di dipendenza e di stress lavoro correlato richiede un accompagnamento appunto graduale . La necessità di accompagnare le aziende in un cambiamento non solo delle condizioni concrete in cui si andrà a operare( pensiamo a tutte le misure di protezione e distanziamento) ma anche della gestione delle risorse umane che si troveranno, aldilà dei diversi ruoli organizzativi, a sperimentare un ambiente nuovo sia dal punto concreto che relazionale , che dal punto della percezione psicologica che sappiamo influenza in maniera così importante i nostri comportamenti.

Così pure torna  l’elemento incertezza/imprevedibilità e rischio della certezza del lavoro . Perdita del lavoro e riconversione sul mercato e dunque riqualificazione, incontro domanda-offerta, sicurezza sul lavoro, turnazione,orari, ecc ci danno anche qui la possibilità di pensare con più ampio respiro alla Sicurezza e alla Salute sul lavoro (salute non solo come assenza di malattia ma come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale- Organizzazione Mondiale della Salute ).

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: il lavoro

Anche nel mondo del LAVORO il Covid19 ha impattato diversamente le diverse categorie di lavoratori (aziende, dipendenti,lavoratori autonomi, lavoratori irregolari). L’introduzione improvvisa e massiccia di una modalità di lavoro intermedia tra Telelavoro (si intende un lavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede centrale: diffusosi negli anni ’70 grazie allo sviluppo delle tecnologie informatiche, i teleworkers lavoravano per lo più da casa o in un luogo specifico decentrato mentre per la smart working (disegno di legge del gennaio 2016) ,lavoro agile,non è più obbligatorio legarsi a un luogo fisico fisso in cui lavorare oltre ad altre misure specificate nel disegno di legge),  e smart working ha polverizzato i confini tra vita e spazi lavorativi e vita/spazi privati. Secondo lì Osservatorio Nomisma nell’aprile 2020 le persone che lavorando da casa salgono da 570mila  2milioni circa in maniera appunto repentina. Sappiamo che il lavoro agile può portare benefici sia per i datori di lavoro in risparmio di costi che per i lavoratori in risparmio di spostamenti, flessibilità) che per l’ambiente che vede minori flussi di trasporto. Allo stesso tempo è una modalità che ( come indica Legge 81/2017) richiede di essere  applicata in maniera graduale ,  con il consenso di datore di lavoro e lavoratore, verificando le condizioni tecnologiche ma anche familiari (pensiamo a questo periodo in cui a gestione dei bambini era problematica) all’interno di un cambiamento culturale di più ampio respiro.

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LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: il trauma

Credo che si possa  pensare alla pandemia Coronavirus come trauma sociale, collettivo e questo   ci permette di incominciare a ragionare su pratiche (riti, commemorazioni, ad es funerale “collettivo”, testimonianze, performance artistiche, ecc) che hanno lo scopo di costruire una memoria collettiva  e condivisa del tempo del coronavirus  attraverso la voce e il dare voce ai tanti gruppi sociali  coinvolti (dal personale sanitario che ringraziamo per essersi prodigato per la salute di tutti, alle persone che hanno subito un lutto , ai familiari, coloro che hanno fatto quarantena , ai bambini che hanno subito in silenzio le regole, alle persone chiuse in situazioni di violenza domestica, alle persone diversamente abili psicofisiche , ecc). Senza silenziare   i gruppi minoritari di cui in questo periodo abbiamo sentito parlare molto poco o nulla.

I riconoscimenti economici sono fondamentali e basilari alla sopravvivenza come pure quelli terapeutici ma  penso che il covid19 ci dia il modo di attivare un PRE- PENSIERO cioè di   incominciare a ragionare anche su modi di costruire una  un elaborazione del trauma e dei  tanti lutti che possa essere sentita propria da tutte le persone che, pur avendola vissuta ognuno in maniera unica , vi si possono riconoscere in un’esperienza  .  Questo  ci  può aiutare poi, a tempo concluso, a uscire dall ’ esperienza traumatica. Non diamo nulla per scontato, occorre mettere in campo misure, comportamenti , pensieri, progetti.

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