AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: la scuola

In questo periodo abbiamo sperimentato in maniera repentina la necessita di riconvertire la didattica in didattica distanza come difficoltà lavorativa dei docenti . E la differenza tra gruppi sociali di bambini e ragazzi nel poter accogliere le opportunità di questo nuovo strumento. Se è vero che attraverso la tecnologia è stata mantenuta la continuità di contatto tra insegnanti e ragazzi la novità   della tecnologia ha creato non pochi problemi e , oltre ai rischi (isolamento, dipendenza tecnologia, cyber bullismo, ecc) ci sarà da mettere in conto che la ripresa dovrà essere oggetto di particolare attenzione.  Non dobbiamo dare per scontato riprendere in presenza oltretutto con dispositivi di protezione e con modalità comunque diverse da quelle precedenti, conosciute e sperimentate, anche pensando di mettere a disposizione risorse scolastiche (doposcuola, aiuti compiti, laboratori, attività culturali e sportive). E dunque anche qui l’elemento che ci accompagna è l’imprevedibilità, l’incertezza. Sarebbe opportuno introdurre per un certo tempo un altro elemento: il monitoraggio.  Monitoraggio sulle ricadute che il distanziamento, il lavoro a distanza , il distacco dalle relazioni con gli insegnanti e con i compagni hanno prodotto e produrranno nel breve e medio termine.

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AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: il lavoro

Parliamo di cambiamento, quello già avvenuto in maniera repentina e inaspettata, e quello più graduale che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Sappiamo che i cambiamenti sono di per sé graduali : passare da un’ottica del controllo  a un’ottica   dell’obiettivo, che premia i risultati con un ‘occhio attento al rischio di dipendenza e di stress lavoro correlato richiede un accompagnamento appunto graduale . La necessità di accompagnare le aziende in un cambiamento non solo delle condizioni concrete in cui si andrà a operare( pensiamo a tutte le misure di protezione e distanziamento) ma anche della gestione delle risorse umane che si troveranno, aldilà dei diversi ruoli organizzativi, a sperimentare un ambiente nuovo sia dal punto concreto che relazionale , che dal punto della percezione psicologica che sappiamo influenza in maniera così importante i nostri comportamenti.

Così pure torna  l’elemento incertezza/imprevedibilità e rischio della certezza del lavoro . Perdita del lavoro e riconversione sul mercato e dunque riqualificazione, incontro domanda-offerta, sicurezza sul lavoro, turnazione,orari, ecc ci danno anche qui la possibilità di pensare con più ampio respiro alla Sicurezza e alla Salute sul lavoro (salute non solo come assenza di malattia ma come uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale- Organizzazione Mondiale della Salute ).

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LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS: IL SOCIALE

Anche se in una 1^ fase la pandemia ha contribuito a farci sentire tutti/e accomunati dallo stesso problema, in questa fase dove le restrizioni vengono gradualmente allentate, emerge la diseguaglianza con cui le risorse, non solo materiali ma anche psicologiche e culturali,  sono distribuite nei vari gruppi sociali e  a cui le persone possono accedere per rispondere in maniera adattiva e resiliente o meno.  Introduciamo il termine resilienza di cui tanto si parla in questo momento. Per resilienza in psicologia intendiamo : la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità.

 

Davanti all’Incertezza e all’ imprevedibilità di  questo periodo  che ci affaticano da un punto di vista psicologico la resilienza  va nutrita e rafforzata.  Dobbiamo dire  che  la comunicazione istituzionale è molto importante che    promuova pensieri e comportamenti volti al bene comune (non opportunistici). Va   stimolata e  facilitata la costruzione di un’immagine di  un possibile futuro prossimo e per far questo occorre  alimentare la FIDUCIA. Fiducia nelle istituzioni, fiducia nella capacità delle persone di poter mettere in campo risorse per ripartire (Copyng).  L’aspetto istituzionale ha un ruolo centrale nel mettere in atto delle misure che ci aiutano a conservare quel senso di unità della prima fase  mentre a noi tutti spetta il compito di  aderire  tutti/e alle regole di comportamento che mirano al bene comune continuando e tenendo nel tempo cioè continuando a  rispettarle nel tempo. Questo comporta una fatica fisica e psicoemotiva di cui dobbiamo necessariamente tener conto (mascherine, distanziamento , guanti, ecc).cropped-immagine-home-page-5.jpg

Smartworking: i punti critici….

Un gruppo di donne che effettuano smatworking  è stato considerato da uno studio  (Ghislieri , Colombo, 2014) che ne ha individuato alcuni  punti critici quali:

  • il rischio di lavorare  molto oltre l’orario stabilito ;
  • la presenza della famiglia e dei bambini in particolare non permette spesso una continuità e un’attenzione continuativa :le interruzioni ci affaticano (mentre finisco col lavoro metto il cibo in forno, faccio partire la lavastoviglie,ecc ;
  • purtroppo ancora sia in famiglia che dal punto di vista del datore di lavoro lo smart working continua a essere di sovente visto  come un lavoro di serie B ;
  • la fatica di star dietro ai figli mentre si lavora a casa (mi dai una mano con il compito di matematica, mi ascolti ripetere storia, ecc)
  •  spesso non siamo ancora attrezzati per lavorare on line agilmente: le connessioni si interrompono, la linea è sovraccarica, dobbiamo spegnere la telecamera, ecc);
  • il lavoro non è costituito solo dai contenuti prodotti, ma anche dalle relazioni che si instaurano sul posto di lavoro.  Le relazioni non sono solo utili da un punto di vista psico emotivo ma costituiscono quel plusvalore che fa di un  insieme di persone che lavorano nello stesso spazio un gruppo di lavoro, un team, una squadra .

Allo stesso tempo , i questo momento particolare di restrizioni dovute al covid19 lo smartworking può costituire, se ben organizzato e gestito, un’opportunità di lavoro che tutela il lavoratore  e regala tempi maggiori strappati agli spostamenti casa-lavoro.

smart-working da casa

SMART WORKING: strutturare il lavoro in home office

 

Lavorare in smart working a tempo pieno o part time, ad esempio solo alcuni giorni la settimana, presenta lati positivi e negativi.
La prima cosa da fare è organizzare la propria quotidianità, se necessario con un programma orario, avendo cura di condividere le pause con i vostri familiari. Saranno momenti importanti da passare insieme agli altri componenti  della vostra famiglia.

Uno dei lati faticosi può essere quello di farsi risucchiare dal .lavoro . Mentre nel lavoro fuori casa i confini temporali e spaziali sono ben delimitati, nel lavoro a casa non è così. Siamo nella nostra casa  e spesso lavoriamo  in spazi per così dire multi uso. Quindi è cosa opportuna e utile per la nostra salute provare a delimitare la postazione lavoro e fissare degli orari in cui non potete guardare né schermi né notizie. Se possibile, definire una stanza dove la tecnologia non può entrare, come ad esempio la stanza da letto, è cosa altrettanto utile.

Spesso lo smart working ci costringe a lunghe ore seduti/e al computer .

Inserire l’attività fisica nella nostra quotidianità facendo ginnastica o esercizi di yoga eseguibili anche a casa può essere d’aiuto sia a staccare l’attenzione dal lavoro per quella mezz’ora, quarto d’ora necessari o a concederci un piccolo spazio relax.

smart-working da casa

ADOLESCENTI IN QUARANTENA: cosa fare?

In questa fase possono diventare il punto di riferimento di adulti e anziani che richiedono e apprezzano il loro know how tecnologico. 

Possiamo :

  • aiutare i ragazzi/e a stabilire uno scambio digitale con i nonni e i più anziani
  • farci aiutare a fare la spesa on line
  • farci insegnare a trovare modi per restare in contatto con i parenti lontani
  • a organizzare pranzi in “videocall”
  • insegnarci a utilizzare i social per tener vive le relazioni, a tener viva in modo virtuale la nostra rete di relazioni partendo da come fanno loro (Instagram in testa) a mantenerle. Apriamo una finestra sul loro modo di guardare al mondo, anche al nostro.
  • chiediamo loro consigli su attività da fare insieme la sera o pomeriggio dopo cena (giochi da tavolo ma anche tecnologici, attività di movimento, esercizi sportivi ) che loro riescono a recuperare facilmente via net
  • utilizziamo il tema della tecnologia e dei social come ponte di comunicazione con loro
  • facciamoci mostrare video, musica con i quali loro hanno pratica quotidiana
  • chiediamo loro consiglio su come utilizzano la tecnologia: ci permetterà di aprire una porta su un mondo, il loro da sempre , che difficilmente potremmo aprire diversamente.

Può aiutare a farli sentire utili e importanti, a dar loro un loro ruolo e rafforzare l’autostima.

Aiuta a migliorare la comunicazione e ridurre o gestire i conflitti all ‘interno del sistema familiare traghettandolo verso un gruppo che condivide affetti,pensieri, emozioni..

Spesso ci capita di chiederci come aiutarli a passare dall’infanzia all’adolescenza perchè sembra fatichino a ritagliarsi un posto nel mondo. Un mondo dove a volte fanno fatica a sentirsi a casa , a sentirlo proprio.

Bene, in questa fase di restrizioni possiamo valorizzare le loro capacità di gestire tecnologia e social per alleggerire la situazione e allo stesso tempo farli sentire utili , d’aiuto ai familiari con cui condividono la vita.

In questo momento tener vivi i contatti e la rete relazionale utilizzando gli strumenti tecnologici che i nostri ragazzi/e padroneggiano così bene ci aiuta a migliorare la nostra resilienza.