INTERAGIRE IN GRUPPI ETEROGENI

Mettere gli studenti in gruppo è un primo passo  per sviluppare la competenza di lavorare in gruppi, ma non è sufficiente.

Devono essere presenti le seguenti caratteristiche specifiche e fondamentali :

1 – INTERDIPENDENZA POSITIVA

2 – INTERAZIONE FACCIA A FACCIA

3 – RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE

4 – INSEGNAMENTO E USO DI COMPETENZE SOCIALI

5 – VALUTAZIONE DEL LAVORO SVOLTO

GRUPPO DI LAVORO …. Lavoro di gruppo….

GRUPPO DI LAVORO…..

Un gruppo di lavoro è costituito da un insieme di individui che interagiscono tra loro con una certa regolarità – nella consapevolezza di dipendere l’uno dall’altro – di condividere gli stessi obiettivi e gli stessi compiti – ognuno svolge un ruolo specifico e riconosciuto – si basa sulla circolarità della comunicazione – deve esserci un buon “clima” emotivo relazionale – tenendo come obiettivo lo sviluppo dei singoli componenti e del gruppo stesso.

LAVORO DI GRUPPO ….

Il gruppo costituisce una dimensione per comunicare, apprendere e produrre. La dimensione ottimale deve essere: – stabilita volta a volta – verificando la sua funzionalità rispetto agli scopi che si vogliono raggiungere. Funzioni: -tende a creare condizioni favorevoli per lo sviluppo delle singole individualità – promuove il raggiungimento di competenze spendibili all’interno dell’ambiente sociale oltre che scolastico .

infantile …. adulto…

Il bambino non è in grado , strutturalmente, di capire e realizzare la presa di distanza dalle situazioni esterne  che sono determinate arbitrariamente dalla vita. Per cui noi consideriamo infantile una persona che sia costantemente condizionata dai fatti esterni. La dimensione infantile si riconosce dalla velocità delle risposta allo stimolo, intendo quest’ultimo nel senso più ampio. Quanto più rapida è la reazione, quanto minore è la durata della mediazione tra ciò che proviene dall’esterno e la nostra risposta, tanto più ci comportiamo secondo un modulo tipicamente primitivo.  Il comportamento dell’adulto, invece, si caratterizza proprio per il tempo di elaborazione necessario per agire adeguatamente e non limitarsi a reagire. Tutto questo è frutto di un lavoro personale tesa ad affrontare il mondo esterno e le parti inconsce della psiche per creare una nuova struttura psicologica, che in psicologia chiamiamo “Sé”: ossia la dimensione psicologica più elevata , che contiene non solo gli aspetti consapevoli della nostra esistenza ma anche quelli inconsci.

 

(Carotenuto A.)

 

psicologa a bologna gabriella castagnoli

 

La chiacchiera….

Il senso di colpa che proviamo per aver compiuto qualcosa che non avremmo dovuto fare  si attiva generalmente da quella che possiamo definire la chiacchiera . la chiacchiera è il modo comune di valutare senza ragionare , è come usare un giudizio già confezionato, per cui non  si considera la reale esperienza osservata, non si verifica ciò che è veramente accaduto: essa elimina dall’esistenza la necessità di comprendere la realtà attraverso una personale capacità valutativa.

Nella dimensione psicologica della “chiacchiera”, l’individuo come tale, ossia come portatore di un’esperienza del tutto singolare e di una modalità di comprensione diversa da quella degli altri, non può essere valutato per quello che è; anzi, sulla base della chiacchiera che lo ha pre-giudicato secondo il criterio di ciò che si dovrebbe essere, egli è considerato nulla.

(Carotenuto A.)

psicologa a bologna gabriella castagnoli

Vivere consapevolmente

Bisogna avere l’audacia di vivere consapevolmente anche la propria Ombra , sapendo che in tal modo un’esistenza è più completa e più ricca di quanto lo sarebbe nel rispetto delle regole collettive, che sono strutturate in modo tale da neutralizzare la dimensione più segreta, più specifica di un individuo. Se non si accetta e non si realizza la propria completezza, si commette un vero e proprio peccato verso se stessi, un peccato che non potrà mai esser perdonato. La domanda fondamentale che dovremmo porci per fare un  bilancio della nostra esistenza è:

” Ho vissuto come realmente ero?” Se non posso rispondere di “sì”, in realtà non ho vissuto, perché ho mutuato una modalità di esistenza non mia. Mai come in questo caso “il fatto che sia morto non significa che sia vissuto” (Lec Pensieri spettinati).

(Carotenuto A. )

psicologa a bologna gabriella castagnoli