Alimentazione: una questione di cibo e amore e…autonomia:prevenzione e sostegno psicologico

 

Nei giorni scorsi abbiamo parlato di alimentazione in relazione allo sviluppo infantile e alle varie fasi che attraversa. Abbiamo detto che caregiver , famiglia, insegnanti costituiscono l’ambiente relazionale all’interno del quale matura la relazione  verso e con  il cibo. Vediamo ora come attivarci per orientare positivamente il rapporto con il cibo:

  •  la proposta di un programma   di educazione alimentare, proposta da nutrizionista e psicologa in sinergia, costituisce una risorsa possibile per effettuare un intervento di prevenzione primaria che tenga conto delle variabili emotive e relazionali, connesse all’alimentazione. Secondo l’Institute of Medicine of the National Accademy of Sciences, possiamo ricorrere a svariate modalità di prevenzione: universale, selettiva e mirata. Le forme di prevenzione che si rivolgono ad un alto numero di soggetti con programmi di comunità strutturati, ovvero le campagne educative, si propongono di raggiungere quella fascia di popolazione ritenuta ad alto rischio con programmi da svolgere proprio nelle scuole. Queste ultime, con la collaborazione della famiglia, possono diventare luogo di prevenzione in cui trovare: informazione, educazione alimentare ed interventi ambientali inerenti l’alimentazione (ad esempio l’incremento di programmi di educazione fisica o il controllo dei pasti offerti dalla mensa scolastica).
  • la SCUOLA Questi interventi richiedono una conciliazione fra l’utilizzo delle linee guida internazionali nutrizionali ed il patto educativo scuola-famiglia. La mensa a scuola rappresenta l’occasione di una nuova convivialità per i bambini e dunque una valida esperienza dello “stare a tavola” in cui tradizioni alimentari ed utilizzo dei cinque sensi si fondono e si condividono con il gruppo dei pari e con la maestra.

E’ importante dunque che l’esperienza del cibo, data la sua complessità, venga vissuta attraverso momenti informativi e formativi con lo scopo di:

  • sensibilizzare i genitori sull’importanza psicologico-emotiva del primo incontro con il cibo, ovvero dalla fase di allattamento;
  • promuovere fiducia ed “allenare” le capacità intuitive dell’adulto, che sia il genitore o l’insegnante a mensa, nel cogliere lo stato emotivo del proprio bambino o dell’alunno al fine di distinguere bisogni fisiologici come la fame da bisogni relazionali;
  • evitare usi impropri del cibo all’interno di dinamiche di potere (“se non mangi viene il vigile!”), del ricatto (“se non finisci la pasta non ti porto alle giostre!”), dell’affettività (“se non mangi divento triste!”) o ancora di comparazione rispetto ad altri bambini (“guarda com’è bravo tuo cugino, lui mangia senza problemi!”);
  • imparare ad “abitare la tavola” intesa come esperienza con regole e spazi esplorativi in un clima di serenità, tanto da consolidare l’esperienza della convivialità come un buon incontro.

 

“Incontri e cicli di incontri per genitori, bambini e adolescenti “per imparare ad apprezzare e godersi il cibo in serenità”

 

(Stateofmind, F.Rendine,M.G.Fiore)

bimbi a tavola GABRIELLA CASTAGNOLI

Alimentazione: una questione di cibo e amore e…autonomia: sovrappeso

 

Infanzia: quali sono i fattori coinvolti nel problema dell’obesità?

Fattori di ordine biologico, di ordine psicologico e sociale. Le dinamiche psicologiche del paziente obeso nell’infanzia sono legate alla disponibilità del cibo presente nel suo ambiente di vita che si caratterizzerà per:

  • qualità del cibo;
  • quantità del cibo;
  • modalità di consumo.

All’interno della “modalità di consumo” rientrano le dinamiche psicologiche infantili, caratterizzate da aspetti relazionali. Tali aspetti fanno dell’alimentazione e del sintomo iperfagico una questione di “cibo e amore”.

In che modo la relazione interviene nel sintomo iperfagico (sovralimentazione)?

L’alimentazione nell’infanzia è mediata dalla presenza di un caregiver, dunque un bambino non può essere considerato a rischio obesità, se non per quei rarissimi casi in cui è presente un’eziologia medica del disturbo.

Dunque l’adulto che alimenta il bambino, sia il caregiver o l’insegnante che accompagna i bambini a mensa diventa ambiente “sociale” e “relazionale”, ovvero si presta ad essere fonte di sostentamento, intervenendo nel ciclo fame-sazietà, in una modalità che è unica per quella relazione e per quel contesto (casa, scuola).

L’alimentazione e, dunque, l’oralità, costituiscono una modalità di soddisfacimento pulsionale attraverso cui dare e ricevere amore, provare piacere, rifiutare o aggredire. Portare il cibo alla bocca, mordere, sputare e deglutire sono forme di comunicazione e di apprendimento delle modalità relazionali relative ai primi rapporti oggettuali.

Il sintomo iperfagico, in questo processo, può diventare una strategia disfunzionale, presente già in chi alimenta e appresa da chi viene alimentato. Il cibo diventa così il sostituto di quelle persone con cui non è stato possibile entrare in una relazione “sana” e la risposta a stati emotivi come:

  • la ricerca di un intenso bisogno di gratificazione;
  • la  rassicurazione e ricerca continua di un oggetto d’amore;
  • la  difesa rispetto al senso di inadeguatezza.

La risposta a questi stati emotivi, spesso intensi o insostenibili, attiva un processo chiamato emotional eating, in cui alimentarsi costituisce una risposta compensatoria ad uno stato emotivo. L’esito di questo processo non sfocia in maniera causale nell’obesità, ma caratterizza come meccanismo di base, il funzionamento che è alla base dei disturbi alimentari attualmente presenti nel DSM 5.

(Stateofmind F.Rendine,M.G.Fiore)

bimbi a tavola GABRIELLA CASTAGNOLI

Alimentazione: una questione di cibo e amore e…autonomia:lo svezzamento

L’alimentazione complementare a richiesta: un’esperienza graduale e compartecipata di svezzamento

Un’altra fase che attraversa il bambino per arrivare all’alimentazione autonoma è quella dello svezzamento, passaggio importante da gestire in modo adeguato per arrivare ad un rapporto equilibrato e sano con il cibo. Negli ultimi anni è stata rivalutata l’importanza della scelta del bambino sulle quantità e le tipologie di cibo da assumere in questa fase. Nell’alimentazione complementare vengono rispettati i tempi, i gusti e il grado di sviluppo dei bambini: in questo modo viene assecondato il loro bisogno di autonomia e si continua ad aver fiducia in loro, proprio come nell’allattamento a richiesta.

La ricerca ci dice chiaramente che avere fiducia nelle capacità autoregolatorie del bambino protegge dall’obesità ma anche da altri disturbi alimentari: anoressiabulimia e alimentazione selettiva. Il primo pioneristico esperimento fu quello di Clara Davis pubblicato sul New England Journal of Medicine: vennero analizzati 36.000 pasti e studiato il comportamento alimentare di bambini lasciati liberi di mangiare ciò che volevano (esclusi i cibi “spazzatura”), per diversi mesi, senza alcun condizionamento da parte degli adulti. Si dimostrava che i bambini crescevano quantitativamente e qualitativamente nei limiti della norma. Questo nonostante l’irregolarità nella quantità e qualità dei pasti, e la variabilità dei loro gusti da un giorno all’altro. L’autrice concludeva affermando l’esistenza di un meccanismo efficace di autoregolazione che portava i bambini ad assumere, nel complesso, la giusta quantità dei vari nutrienti.

Come creare un imprinting funzionale? Intorno ai 6 mesi il bambino viene fatto sedere a tavola con i genitori, in modo che possa osservare quello che mangiano e scegliere di sperimentare quello che desidera, tra proposte varie, salutari e gustose. In un primo periodo ci saranno solo piccoli assaggi, ma non ci si dovrebbe preoccupare perché il bambino continuerà ad assumere il latte finché non farà dei pasti che lo saziano (l’OMS raccomanda di proseguire l’allattamento materno fino ai 2 anni di età se madre e bambino lo desiderano). Proprio per questo, tale tipologia di svezzamento è chiamata “alimentazione complementare”: cibi solidi e latte vanno a completarsi e integrarsi, una cosa non va ad escludere l’altra. Il bambino in questo modo avrà sempre un corretto apporto nutritivo perché il latte materno continua ad avere ottimi nutrienti per tutto il periodo in cui viene prodotto.

I genitori dovrebbero fare in modo di creare un contesto piacevole, in modo che il pasto sia per il bambino un’esperienza relazionale positiva: no a costrizioni su quantità e tipologia di cibi, possibilmente in un clima familiare sereno e senza dispositivi elettronici per intrattenerlo. In questo modo l’alimentazione potrà essere vissuta dal bambino come un’esperienza sensoriale e relazionale piacevole. Nello stesso tempo il momento dei pasti può essere vissuto con serenità anche dai genitori, cosa che va a creare un circolo virtuoso: un buon rapporto col cibo, un buon apporto nutritivo, salute psicofisica del bambino.

                                                                                                                                      (State of mind)

bimbi a tavola GABRIELLA CASTAGNOLI

Alimentazione: una questione di cibo e amore e…autonomia

L’alimentazione del bambino prevede diverse fasi ma fin dalla nascita ha buone capacità autoregolatorie, durante l’allattamento già esprime fame o sazietà.

L’alimentazione è un processo complesso: nell’infanzia il bambino viene alimentato dall’adulto. A partire dall’allattamento per poi proseguire nello svezzamento sino a giungere all’alimentazione autonoma, coinvolgendo aspetti biologici, psicologici e sociali. Una disarmonia in ciascuno di questi aspetti può “alterare” questo processo ed indurre condizioni patologiche non solo da un punto di vista medico, basti pensare al problema dell’obesità infantile che ha visto aumentare il tasso della percentuale dei bambini in sovrappeso in Italia al 20,9%, di cui il 2,2% indicati come severamente obesi.

Il legame tra alimentazione e bisogno di autonomia

Da quando nasce il bambino ha buone capacità autoregolatorie, quindi fin dall’allattamento egli sa ed esprime quando ha fame e quando è sazio; è bene fidarsi di questa capacità anziché definire a priori quantità e orari di allattamento. Intorno ai due anni d’età compare inoltre la motivazione a fare da solo, una spinta naturale all’autonomia. Chiunque abbia a che fare con i bambini sa quanto sia forte la volontà di autodeterminarsi che essi sviluppano in particolare in questa fase di vita. Ebbene, questo è particolarmente evidente anche nella sfera dei comportamenti alimentari, e ancor prima dei due anni. Già all’età di un anno si può notare come il bambino si senta stimolato a stabilire un contatto attivo e personale col cibo, cercando di afferrarlo durante i pasti.

Questo modo di agire è strettamente legato a quello che Lichtenberg ha definito “bisogno esplorativo-assertivo”, uno dei sistemi motivazionali comune a tutti gli esseri umani. Il bambino, dalla possibilità di fare e decidere in autonomia ricava un senso di essere, esistere ed essere causa del proprio agire. Se l’adulto cerca di inibire questa attività spontanea induce nel bambino il tentativo di liberarsi della sua influenza attraverso comportamenti di protesta per recuperare il proprio spazio di autonomia.

Il buon inizio: l’allattamento al seno come fattore preventivo dell’obesità

Tenuto conto del fatto che per alcune madri l’allattamento naturale può non essere fattibile per varie ragioni (mediche, personali), in questo articolo vogliamo approfondire quali siano, secondo varie evidenze scientifiche, i vantaggi legati all’allattamento al seno. Attraverso studi basati su osservazioni sistematiche è stato dimostrato infatti come costituisca un fattore protettivo rispetto al rischio di sovrappeso e obesità. Una delle maggiori ricerche è stata effettuata in Australia su un campione di 2066 maschi e femmine di età compresa tra 9 e 16 anni provenienti da tutti gli stati e territori del continente. Rispetto a quelli che non sono mai stati allattati al seno, i bambini nutriti con latte materno per un periodo maggiore o uguale a 6 mesi avevano significativamente meno probabilità di essere in sovrappeso o obesi in età infantile e adolescenziale. Anche gli ultimi dati della Childhood Obesity Surveillance Initiative (COSI) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), presentati a Glasgow in occasione dello European Congress on Obesity (2019), ci mostrano che la prevalenza dell’obesità è maggiore fra i bambini non allattati al seno: il 16% di essi risulta obeso, contro il 13% di chi è stato allattato per meno di sei mesi e il 9% di chi invece è stato allattato per oltre sei mesi.

Le spiegazioni sul perché l’allattamento al seno sia protettivo rispetto all’obesità sono sia biologiche che comportamentali:

  • un fattore fondamentale è la presenza della leptina nel latte materno, ormone proteico che regola l’assunzione di cibo e il metabolismo energetico, per cui i bimbi allattati hanno una concentrazione di insulina nel sangue più modesta rispetto alle alte concentrazioni dei bimbi allattati artificialmente;
  • per i bambini allattati spesso lo svezzamento è ritardato (l’OMS raccomanda di iniziare lo svezzamento non prima dei 6 mesi d’età), graduale e con un’elevata attenzione alle esigenze del bambino: molto spesso infatti all’allattamento al seno a richiesta segue l’alimentazionecomplementare a richiesta o uno svezzamento “misto”;
  • con l’allattamento a richiesta il bambino si autoregola sull’apporto di latte, dando avvio a quell’autonomia sull’assunzione di cibo a cui si accennava precedentemente. Questo ruolo attivo del bambino nell’autoregolarsi si manterrà per tutta la crescita e molto spesso, se non interferiscono altri fattori, ha un effetto a lungo termine;
  • la varietà di gusto del latte materno assunto dal bambino lo predispone alla conoscenza di un’ampia gamma di sapori che poi troverà a tavola quando inizierà lo svezzamento e potrà aiutarlo a gradire vari cibi. Di conseguenza il bambino, dal divezzamento in poi, tenderà a mangiare una più ampia varietà di cibi.

(State of Mind – F. Rendine,M.G.Fiore)

bimbi a tavola GABRIELLA CASTAGNOLI

Il Caso di G. : la malattia del corpo e il dolore emotivo

Nell’intento di comunicare quanto possa essere di sollievo , sostegno e aiuto un’accompagnamento psicologico nella malattia del corpo, ho deciso di parlarVi  di Giorgio , 6 anni e 6 interventi al cuore che gli hanno permesso di “restare tra noi” come dice sorridente la mamma e di “non essere un bambino blu” come dice lui. Giorgio, come lamenta la giovanissima e collaborativa mamma e la scuola , non riesce a star fermo, si muove sempre.

E’ immediato, anche senza possedere particolari competenze psicologiche, comprendere quanto la mattia organica possa mettere in  sofferenza non solo  il corpo ma anche la mente e lo “spirito” della persona, in questo caso un bambino, e della sua famiglia.

 Spesso si è portati a pensare che non ci si possa fare nulla… che occorra sopportare e basta! Non è così .In un lungo e costante lavoro a casa e in studio, attrezzato opportunamente per accogliere il piccolo paziente,  abbiamo pian piano imparato a capire, sentire e praticare che essere vivi non significa necessariamente muoversi di continuo e che ci si può sentire bene anche se si sta fermi, seduti e attenti.

I disegni e il movimento sono stati i nostri strumenti.

BAMBINI psicologa gabriella castagnoli

ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO IN ORTOPEDIA

COME L’ARTE TERAPIA PUÒ AIUTARE CHI SOFFRE DI DOLORE CRONICO

Per i pazienti che soffrono di dolore cronico , può essere facile concentrarsi solo sul dolore estremo che stanno provando e sui modi per alleviare il dolore. Questo può rendere difficile trovare un trattamento per alleviare i sintomi associati al dolore cronico.

La colorazione, a quanto pare, può avere un grande impatto terapeutico su coloro che soffrono di molti diversi tipi di dolore fisico e può aiutare a controllare sintomi come dolore cronico, ansia e depressione. La colorazione fa bene alla mente e al corpo! Ecco perché:

BENEFICI DELL’ARTE TERAPIA PER IL TRATTAMENTO DEL DOLORE

Quando si tratta di metodi di terapia dell’artrite, perché non colorare al di fuori delle linee? Secondo Harvard Health :

“L’arte terapia aiuta a ridurre la percezione del dolore allontanando la tua attenzione mentale dallo stimolo doloroso. Non è semplicemente una distrazione, ma piuttosto un modo per insegnarti come rilassare e modificare il tuo umore, quindi il dolore non controlla il tuo stato emotivo. ” 

Mentre l’ARTE TERAPIA non sostituisce la necessità di terapia fisica e antidolorifici, offre ai pazienti che soffrono di dolore la possibilità di rilassare la mente e ottenere una piccola pausa mentale dal pensare al proprio dolore. Può anche aiutare a esercitare le mani e le braccia in un movimento facile.

Uno studio di The Arts in Psychotherapy ha scoperto che la partecipazione a sedute di ARTE TERAPIA  per una durata  media di 50 minuti può migliorare significativamente l’umore dei pazienti e abbassare i livelli di dolore e ansia.

COSA SUGGERISCE L’ARTE TERAPIA

L’arte terapia è praticata da un’ARTE TERAPEUTA registrato o certificato. L’ARTE TERAPEUTA  ti aiuterà a capire il tuo dolore e a superarlo guidando il tuo processo creativo. Questo può includere dipingere un’immagine del tuo dolore in un determinato giorno o lasciare che la tua immaginazione si scateni.

Non è necessario essere un artista per beneficiare della terapia artistica. Inoltre,una volta guidati e aiutati dall’ARTE TERAPEUTA , i pazienti con dolore di tutte le età possono   portare ciò che hanno appreso praticamente ovunque. Che sia seduto, in piedi, sdraiato sul letto o in attesa dell’appuntamento del medico.

                                                                            ( 17/9/ 2019 Orthopedic Specialty Group, USA)

ortopedic pain

ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO

Nella terapia delle malattie croniche e dei disturbi funzionali, l’Arte Terapia è considerata di crescente importanza. L’idea alla base di questo tipo di terapia è che la stimolazione delle attività creative promuove il processo di guarigione e riabilitazione.  Nei pazienti, la cui percezione della malattia e l’aspettativa del trattamento sono determinate dall’idea che il loro dolore deriva solo da cause fisiche, la conformità nella musicoterapia è generalmente migliore degli approcci psicoterapici diretti. Oltre alla musicoterapia, le arti creative, la danza creativa e la terapia creativa basata sul movimento sono state utilizzate anche nel trattamento di pazienti con dolore cronico. Un modello di dolore cronico come un fenomeno mutevole di coscienza che dipende dalla percezione soggettiva, dalla comunicazione e dalla coping è la base per comprendere l’arte terapia. Il quadro concettuale dell’Arte Terapia  offre varie spiegazioni per l’integrazione di queste forme di terapia nei programmi complementari e di supporto alla gestione del dolore: (1) migliorare il livello di attività e la capacità creativa come fonte di guarigione; (2) stimolazione di esperienze emotive positive; (3) esperienza di comunicazione e interazione sociale; (4) facilitare la coping proiettiva; (5) stimolazione dell’esperienza e della consapevolezza immaginative; (6) promozione di elementi suggestivi. L’esperienza  indica che potrebbe esserci un ampio campo per l’uso dell’Arte Terapia nei programmi di gestione del dolore.

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Le ultime fasi del LUTTO :Depressione e Accettazione

Abbiamo parlato delle diverse fasi del GRIEF , il lutto per la perdita di una persona cara.

Eccoci ora alle ultime fasi:

DEPRESSIONE

Molti di noi sono state diverse settimane in questa pandemia. Il termine “stanchezza da pandemia” è stato coniato per riflettere il senso di molti di noi che provano attualmente. Mentre aspettiamo il semaforo verde per tornare al mondo, potremmo sentirci giù. Nel ciclo del dolore, quando arriviamo a patti con la mancanza di controllo creato dalla perdita e alle prese con lo “stadio della contrattazione”, il senso di impotenza della depressione potrebbe emergere nel tuo panorama emotivo. Questo è normale, naturale ed è una grande parte della perdita.

Quando il mondo si riaprirà,come ora sta avvenendo, potrebbe apparire e sentirsi molto diverso da quello che conoscevamo solo pochi mesi fa. Questo è un luogo in cui tristezza e perdita potrebbero essere veramente sentite. Dato che puoi nominare questi sentimenti mentre li provi, sarebbe buona cosa  prendersi il ​​tempo necessario per farlo. La cosa strana è che se ti senti fuori mentre torni nel tuo mondo aperto, questo è in realtà un segno di salute mentale. Il mondo ti sembrerà diverso e potresti rispondere sentendo nostalgia  del nostro recente passato. Per favore, permettiti di abbracciare queste emozioni.

Se hai perso una persona cara legata a COVID-19, la tristezza, la depressione e i sentimenti di perdita potrebbero richiedere del tempo. Il dolore collettivo che avvertiamo, unito al dolore personale, è davvero molto profondo.

Incoraggia i tuoi cari a darti spazio, amore, accettazione e per favore fai lo stesso per chiunque tu sappia che sta soffrendo per una perdita legata a questa pandemia.

E alla fine di tutta questa esperienza del lutto l’ACCETTAZIONE

Queste fasi della perdita non sono lineari, né esatte, ma servono come quadro per aiutare a dare un senso al tuo viaggio.

L’accettazione accade quando possiamo riconoscere la perdita come parte della vita e sentirci meno consumati dall’esperienza. Il dolore è un insegnante eccellente e alla fine ci offre uno spazio per crescere, acquisire saggezza e aumentare la nostra intelligenza emotiva. L’accettazione non significa che abbiamo rinunciato ad amare la persona amata che è passata, significa che abbiamo trovato un posto dove vivere in noi, pur continuando con le nostre stesse vite. Queste righe non hanno l’ambizione di essere terapeutiche ma di rendersi utili a fornire  uno spazio utile per guarire, riflettere e coinvolgere la tua creatività per il tuo percorso di guarigione.

La creatività può servire come un’eccellente strada per uscire da un luogo buio. Potresti pensare di non essere abbastanza creativo da impegnarti nell’espressione di sé come forma di guarigione, ma serve un po’ di coraggio per  correre un piccolo rischio di provare qualcosa, anche se è solo un semplice articolo come questo. L’arte creata nelle sessioni di terapia espressiva e di arte terapia  è spesso grezza, disordinata, brutta e potente. La forma onesta di espressione di sé è spesso sorprendente in quanto possiamo comunicare cose che non possono essere espresse verbalmente. Le informazioni visive possono servire da veicolo per l’autoespressione di emozioni che spesso non hanno parole. Puoi di usare la tua creatività come guida per l’espressione personale.

In questo periodo in cui non potevamo sederci l’uno di fronte all’altra, abbiamo utilizzato le sedute on line come veicolo unico per chiamate simulate di condoglianze, ma non è certo come vedersi di persona, incontrarsi, abbracciarsi o stringersi la mano. Con il supporto della comunità. Se conosci qualcuno che è in lutto a causa di una perdita, mettiti in contatto con lui, dagli un po ‘d’amore e fai piani per passare del tempo insieme nel prossimo futuro. Lo supereremo. Gli esseri umani sono resistenti.

                                                                           ( On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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IL LUTTO: dopo il rifiuto , la RABBIA e la CONTRATTAZIONE

Abbiamo parlato recentemente delle fasi del lutto per la perdita di una persona che in inglese chiamiamo GRIEF e della prima fase connotata dal rifiuto.

Al rifiuto segue la RABBIA

La rabbia è un’emozione umana che può consumarci. La rabbia è potente, intensa, spaventosa e spesso può dominarci se permettiamo a questa forte emozione di gestire lo spettacolo. Se le emozioni sono informazioni, la rabbia ci dice che siamo stati violati in qualche modo. Quando la negazione scompare, la rabbia è spesso la prima emozione a materializzarsi mentre si dà un senso alla nostra perdita.

La differenza tra un sentimento e un’emozione è abbastanza semplice. Un SENTIMENTO è qualcosa che possiamo nominare, e un’EMOZIONE è spesso qualcosa che il nostro corpo prova prima che diventi un pensiero cosciente che possa essere nominato. Se stai provando rabbia, questo è normale, questo è reale e hai tutto il diritto di essere arrabbiato. la differenza sta nel cosa fare della rabbia.

Cosa puoi fare con la tua rabbia?  La rabbia a volte può fornire movimento. Puoi controllare con il tuo corpo, esplorare la tua rabbia, permettergli un po ‘di spazio? Puoi darti il ​​permesso di articolarlo nominandolo, disegnandolo o raccontandone una persona cara?

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, la tua rabbia potrebbe essere più amorfa e difficile da sentire e gestire. Quello che sappiamo del dolore è che spesso in seduta dobbiamo viaggiare attraverso un viaggio emotivo   con le emozioni prima di essere pronti ad andare avanti. Ho seguito molte persone  che cercavano di cambiare brevemente il lavoro sul dolore, spiegando la loro mancanza di interesse nell’elaborare una grande perdita. Alla fine il lavoro necessario arriva , ma i tempi  di ognuno per esplorare il dolore potrebbero apparire un po ‘diversi.

Sii comprensivo  con te stesso e ricorda ai tuoi amici di essere gentile anche con te.

La mia osservazione dal lavoro come terapeuta negli ultimi decenni è che le persone spesso rimangono bloccate nella fase di rabbia del lutto, perdono di vista il viaggio del dolore e rimangono con la sensazione che la loro essenza sia basata sulla rabbia. Quando arriviamo a “classificare” la nostra rabbia come parte del processo di lutto, la rabbia può servire semplicemente come emozione piuttosto che come qualcosa che ci definisce.

 CONTRATTAZIONE

 

La contrattazione è una fase impegnativa del dolore, e probabilmente una delle più difficili da superare nel ciclo del dolore. Quando la negazione e la rabbia sono già state avvertite ed elaborate, la nostra mente spesso vaga nella direzione di “perché” e “cosa avrei potuto fare diversamente per alterare il risultato? Questo è un grande stadio del dolore da affrontare, perché affronta davvero il nostro senso di controllo contro la mancanza di controllo. COVID-19 si sta dimostrando un ottimo esempio di qualcosa che è fuori dal nostro controllo su molti livelli.

La contrattazione comporta anche l’angoscia esistenziale che potremmo avere con i nostri poteri superiori. Le persone spesso si rapportano  con l’universo, pensando di poter alterare un risultato permanente facendo qualcosa nel qui e ora per creare in modo retroattivo un risultato diverso. L’auto-colpa nella perdita è molto, molto comune nei bambini piccoli. I bambini spesso assumono enormi carichi di auto-colpa per cose che sfuggono al loro controllo (numerosi casi di studio descrivono bambini che pensavano di aver fatto crollare i World Trade Center durante l’11 settembre). La comunicazione è un elemento chiave per mitigare il dilemma interiore nei bambini e negli adulti. Mentre soffriamo in silenzio portando queste enormi preoccupazioni nella nostra testa, è difficile dare un senso a queste emozioni complesse.

Mentre veniamo a patti con la nostra reale mancanza di controllo con alcune cose nel mondo, possiamo fare pace con questo stadio del dolore.

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, ti preghiamo di permetterti di sentire tutti i sentimenti e di trovare una persona sicura e affidabile per esprimere i tuoi pensieri. L’auto-colpa può essere catastrofica, come potreste chiedervi cose del tipo: “Non mi sono lavato abbastanza le mani? Ho contagiato la mia persona cara? Sapevano quanto le amavo, anche se non potevo stare con loro nei loro ultimi giorni o momenti? “

Per favore, esprimi questi sentimenti che potresti provare. Anche se non sono precisi, sono vere emozioni, perché le senti.

All’interno delle sedute pensate per l’elaborazione del dolore è centrale l’offerta di uno spazio per riconoscere che non siamo soli nel viaggio, poiché molte delle cose che sembrano endemiche alla nostra testa e al nostro cuore sono sentite da molti mentre percorrono il loro viaggio del dolore.

Nei prossimi  giorni parleremo dell’ultima fase del lutto.

                                                                            (On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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