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Giulio Giorello racconta Popper

 

 

Giulio Giorello , scomparso nel giugno 2020 , ci racconta il pensiero di Karl Popper e l’importanza della falsificabilità della teoria e dell’errore

cosa è cambiato con l’arrivo del Covid19….. nelle nostre vite

L’Associazione Primola di Imola offre questo spazio per dialogare sui cambiamenti che il Covid 19 ha portate nelle nostre vite . Intervengono oltre a me : Mario Baldini Presidente Associazione Primola di Cotignola, dr.ssa Jessica Lacchini Sessuologa. Modera Samuele Staffa Giornalista di Settesere.

Ancora un’occasione per riflettere

Nasce Mood Art Gallery, la prima galleria che cura con l’arte-terapia

 Mood Art Gallery è la prima galleria d’arte che cura l’ansia e lo stress ispirandosi all’arte-terapia.

Nasce Mood Art Gallery, la prima galleria d’arte che intende curare l’ansia e lo stress con i quadri, ispirandosi all’arte-terapia.

È l’idea del trentenne Nazareno Bresciani nata durante il periodo di quarantena, come rimedio all’ansia e allo stress causati dall’emergenza sanitaria Covid-19. La sua galleria propone di utilizzare i quadri come rimedi terapeutici. “Avevo già seguito corsi di counseling“ ha affermato l’ideatore del progetto ”e ho trovato un’efficace sintesi tra le competenze da counselor e la mia passione per l’arte in occasione dell’isolamento obbligato nel quale mi sono ritrovato a causa dell’emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del Coronavirus. Ed è così che è nata Mood Art Gallery“.

M.A.G. – Mood Art Gallery è accessibile dal sito www.moodartgallery.it ed è possibile trovare tutte le infomazioni sul progetto e contattare gli esperti per ottenere una consulenza. “Dopo un colloquio necessario per inquadrare la personalità dell’interessato” ha precisato Bresciani “proponiamo alcune opere d’arte da contemplare: una pratica con finalità curative che permette di rafforzare stati di debolezza quali stress, ansia o stanchezza mentale. Le opere possono essere acquistate oppure anche solo noleggiate per essere poi restituite una volta terminato il ciclo terapeutico”.

Si tratta dunque di un ambulatorio artistico che si basa sui principi dell’arte-terapia: una disciplina che si è sviluppata negli anni Quaranta in Gran Bretagna e negli Stati Uniti come modalità di cura per i reduci di guerra traumatizzati. Normalmente questa tecnica mira a curare il paziente coinvolgendolo in attività come la pittura, il disegno o la manipolazione della creta; nel metodo concepito da Mood Art Gallery si ricorre, invece, all’opera d’arte come fosse un rimedio terapeutico.

“Il periodo che viviamo, segnato profondamente dalla diffusione del virus e dalle relative misure di restrizione, espone tutti noi a disagi e malesseri che investono duramente il nostro equilibrio psicofisico. È dunque necessario ricorrere a tutti i rimedi possibili per superare questo momento critico. E in questo non c’è ombra di dubbio che l’arte possa dare un grande contributo” conclude.

Nasce Mood Art Gallery, la prima galleria che cura con l'arte-terapia
Nasce Mood Art Gallery, la prima galleria che cura con l’arte-terapia

ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO IN ORTOPEDIA

COME L’ARTE TERAPIA PUÒ AIUTARE CHI SOFFRE DI DOLORE CRONICO

Per i pazienti che soffrono di dolore cronico , può essere facile concentrarsi solo sul dolore estremo che stanno provando e sui modi per alleviare il dolore. Questo può rendere difficile trovare un trattamento per alleviare i sintomi associati al dolore cronico.

La colorazione, a quanto pare, può avere un grande impatto terapeutico su coloro che soffrono di molti diversi tipi di dolore fisico e può aiutare a controllare sintomi come dolore cronico, ansia e depressione. La colorazione fa bene alla mente e al corpo! Ecco perché:

BENEFICI DELL’ARTE TERAPIA PER IL TRATTAMENTO DEL DOLORE

Quando si tratta di metodi di terapia dell’artrite, perché non colorare al di fuori delle linee? Secondo Harvard Health :

“L’arte terapia aiuta a ridurre la percezione del dolore allontanando la tua attenzione mentale dallo stimolo doloroso. Non è semplicemente una distrazione, ma piuttosto un modo per insegnarti come rilassare e modificare il tuo umore, quindi il dolore non controlla il tuo stato emotivo. ” 

Mentre l’ARTE TERAPIA non sostituisce la necessità di terapia fisica e antidolorifici, offre ai pazienti che soffrono di dolore la possibilità di rilassare la mente e ottenere una piccola pausa mentale dal pensare al proprio dolore. Può anche aiutare a esercitare le mani e le braccia in un movimento facile.

Uno studio di The Arts in Psychotherapy ha scoperto che la partecipazione a sedute di ARTE TERAPIA  per una durata  media di 50 minuti può migliorare significativamente l’umore dei pazienti e abbassare i livelli di dolore e ansia.

COSA SUGGERISCE L’ARTE TERAPIA

L’arte terapia è praticata da un’ARTE TERAPEUTA registrato o certificato. L’ARTE TERAPEUTA  ti aiuterà a capire il tuo dolore e a superarlo guidando il tuo processo creativo. Questo può includere dipingere un’immagine del tuo dolore in un determinato giorno o lasciare che la tua immaginazione si scateni.

Non è necessario essere un artista per beneficiare della terapia artistica. Inoltre,una volta guidati e aiutati dall’ARTE TERAPEUTA , i pazienti con dolore di tutte le età possono   portare ciò che hanno appreso praticamente ovunque. Che sia seduto, in piedi, sdraiato sul letto o in attesa dell’appuntamento del medico.

                                                                            ( 17/9/ 2019 Orthopedic Specialty Group, USA)

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ARTE TERAPIA E DOLORE CRONICO

Nella terapia delle malattie croniche e dei disturbi funzionali, l’Arte Terapia è considerata di crescente importanza. L’idea alla base di questo tipo di terapia è che la stimolazione delle attività creative promuove il processo di guarigione e riabilitazione.  Nei pazienti, la cui percezione della malattia e l’aspettativa del trattamento sono determinate dall’idea che il loro dolore deriva solo da cause fisiche, la conformità nella musicoterapia è generalmente migliore degli approcci psicoterapici diretti. Oltre alla musicoterapia, le arti creative, la danza creativa e la terapia creativa basata sul movimento sono state utilizzate anche nel trattamento di pazienti con dolore cronico. Un modello di dolore cronico come un fenomeno mutevole di coscienza che dipende dalla percezione soggettiva, dalla comunicazione e dalla coping è la base per comprendere l’arte terapia. Il quadro concettuale dell’Arte Terapia  offre varie spiegazioni per l’integrazione di queste forme di terapia nei programmi complementari e di supporto alla gestione del dolore: (1) migliorare il livello di attività e la capacità creativa come fonte di guarigione; (2) stimolazione di esperienze emotive positive; (3) esperienza di comunicazione e interazione sociale; (4) facilitare la coping proiettiva; (5) stimolazione dell’esperienza e della consapevolezza immaginative; (6) promozione di elementi suggestivi. L’esperienza  indica che potrebbe esserci un ampio campo per l’uso dell’Arte Terapia nei programmi di gestione del dolore.

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PAURA DELLO SPORCO E CORONAVIRUS

 

Pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi, quali ad esempio rituali di pulizia, possono infatti sfociare in una vera e propria forma di ansia patologica, derivante da precedenti vulnerabilità: la Rupofobia. Il termine Rupofobia deriva dal greco rupos: sporco. Le ossessioni rupofobiche riguardano la paura della contaminazione, della possibilità di contrarre una malattia ed il disgusto verso certi ambienti o situazioni potenzialmente contagianti. I pensieri ossessivi sono intrusivi, ripetitivi e persistenti e si legano a compulsioni, quali rituali messi in atto in maniera continuativa allo scopo di contrastare la paura del contagio. Tali agiti forniscono sollievo solo temporaneo, per poi rinforzare la credenza disfunzionale sottostante: l’intollerabile rischio di poter essere stati infettati. Il dubbio di non aver effettuato perfettamente i rituali di pulizia provoca ansia, fino ad arrivare anche a forme di panico. Le strategie di evitamento conseguenti possono essere pervasive, causando difficoltà relazionali e sociali profonde e disfunzionali. I rituali di pulizia rigidi ed inflessibili rappresentano il tentativo di rimuovere ogni minima possibilità di contaminazione, che può minacciare l’idea di salute fisica. La fobia del contagio è dunque una forma patologica di paura persistente che si differenzia dal naturale timore di contrarre una malattia (Rachman, 2004). Le credenze centrali sottostanti riguardano il desiderio di controllo assoluto sul proprio stato di salute, così come accade nell’Ipocondria: non si cerca di perseguire uno scopo in positivo, ma di evitare l’opposto, attraverso strategie di controllo percettivo, cognitivo e comportamentale. L’attenzione selettiva, i pensieri automatici negativi e le interpretazioni catastrofiche, le immagini terribili ed i comportamenti di evitamento caratterizzano tale patologia. Nella fobia del contagio manca quindi la ‘regola dell’interruzione’: non si è mai davvero convinti di essere al sicuro, quindi non si possono fermare i rituali. Nulla è mai abbastanza pulito ed igienizzato.La fobia dello sporco, così come tutti i disturbi psicologici, può avere differenti cause. Similmente all’Ipocondria, la Rupofobia presenta derivati genetici, esperienziali – vissuti traumatici ed episodi drammatici durante l’infanzia – e sociali, con l’apprendimento di modelli di comportamento simili all’interno del nucleo familiare (Fallon et al., 2000). I genitori del fobico sono spesso critici, eccessivamente perfezionisti, con aspettative elevate ed alti standard; l’obbligo a regole rigide ed imprescindibili, soprattutto verso l’ordine e la pulizia, una moralità inflessibile ed imposta, amplificano sentimenti quali ansia e disgusto nei bambini. Il rupofobico sperimenta fin da piccolo insicurezza, timore delle scelte e delle responsabilità, ansia rispetto alle novità. L’idea che il rupofobico costruisce di sé è di una persona debole, insicura, particolarmente soggetta a patologie fisiche e psichiche. Inoltre, oggi vediamo come l’influenza dei mass media colpisca soprattutto chi è più vulnerabile e fragile, contribuendo ad alimentare la fobia.Nel periodo attuale prendere precauzioni rispetto ad eventuali contagi è necessario, ma potrebbe anche slatentizzare (rendere manifesto quanto già in essere) delle forme di psicopatologia. Ad oggi, non è facile distinguere un rupofobico da chi si attiene scrupolosamente alle direttive dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. La vita del rupofobico è insoddisfacente e particolarmente complessa, specialmente in questo periodo storico. La caratteristica principale dello stato mentale che presenta l’individuo affetto da Rupofobia è legata all’estremo desiderio di controllo dello sporco, totale ed assoluto, impossibile da raggiungere, che intensifica le emozioni negative. Ognuno di noi è oggi chiamato a fare prevenzione e a comportarsi in maniera scrupolosa ed attenta, ma coloro che erano già particolarmente suscettibili alle varie forme di contaminazione – come i rupofobici – hanno trovato conferma delle loro credenze centrali: i pensieri relativi al timore di essere contagiati o di contagiare, oggi si mostrano maggiormente credibili, reali. E’ quindi necessario chiedersi in che modalità il loro stile di vita si modificherà a seguito della pandemia vissuta oggi. In futuro probabilmente per ciascuno di noi diventerà particolarmente difficoltoso mettere in atto atteggiamenti e comportamenti verso gli altri e verso il mondo esterno simili al passato: stringersi le mani, abbracciarsi, baciarsi o frequentare luoghi affollati saranno gesti legati al timore di non essere al sicuro. Individui affetti da Rupofobia troveranno probabilmente ancora più difficoltà nell’intraprendere una vita adattiva, equilibrata e serena, sia a livello personale che sociale. Le convinzioni relative alla pericolosità di certi agiti saranno rinforzate, con il conseguente aumento dell’intensità emotiva negativa.

Poter visualizzare il proprio disagio in modo da lavorarci e poterlo nel tempo trasformare è ciò che una buona TERAPIA ESPRESSIVA può fare. Oltre a visualizzare il disagio , potremo andare a lavorare sulle manovre di evitamento nella loro rigidità e sui tentativi di controllo ossessivo delle possibilità di contagio. Ci occuperemo anche del rimurginio, simile a un topolino che corre nella famosa ruota circolare, e andremo a facilitare e promuovere l’accettazione del rischio . Dunque anche del rischio di potersi ammalare. Sarà cura del terapeuta utilizzare modalità e timing adeguati alla delicatezza che richiede la sofferenza che la persona porta in questo delicatissimo momento .

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La Paura del contagio da coronavirus

La profonda rivoluzione che le nostre vite hanno subito nei mesi precedenti a causa del Covid19 ci ha spinto a chiederci se e in che modalità, terminata la pandemia, avremmo modificato i nostri stili di comportamento. Ci siamo chiesti se quando saremmo stati liberi dall’ipotesi di contagio, saremmo tornati ad agire come in passato? I nostri atteggiamenti nei confronti del mondo esterno e degli altri sono rimasti gli stessi di sempre? È possibile ipotizzare una risposta negativa a queste domande. È probabile, infatti, che il timore del contatto, ormai così profondamente radicato nella nostra mente e nelle nostre azioni quotidiane, resti impresso dentro di noi, con notevoli conseguenze comportamentali ed emotive. Tale cambiamento sarà probabilmente amplificato in coloro che già in precedenza mostravano alcune specifiche vulnerabilità.

Il Covid-19 è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto con una persona contagiata. La via primaria di contagio sono le goccioline del respiro emesse tramite saliva, tosse, starnuti ed i contatti diretti personali, toccando nello specifico le mani, la bocca, il naso o gli occhi. Il collegamento epidemiologico può avvenire entro un periodo di quattordici giorni prima della manifestazione di malattia. Il Coronavirus ha avuto origine a Wuhan, in Cina, alla fine del 2019. Una serie di misure è stata urgentemente adottata, quale l’identificazione e l’isolamento di casi sia diagnosticati che sospetti, la diffusione dei criteri diagnostici nazionali da seguire e la messa a disposizione di forniture mediche e team di esperti. Il nuovo focolaio di Coronavirus ha reso necessarie cure tempestive anche per quanto riguarda la salute mentale di tutti i cittadini cinesi: il 26 gennaio 2020 la National Health Commission of China ha notificato i principi base per pianificare alcuni interventi di psicologia dell’emergenza: fornire assistenza sanitaria psicologica per tutti i pazienti affetti da Coronavirus, ma anche per coloro che hanno avuto contatto con essi, per chi si trova in regime di isolamento o di ricovero, per tutti i familiari e gli amici delle persone colpite e per gli operatori sanitari. L’assistenza psicologica fornita finora riguarda principalmente la gestione di emozioni quali solitudine,rabbia ed ansia, in particolare relativa al terrore del contagio o di poter infettare i propri familiari, amici o colleghi (Xiang, Y.T., et al., 2020).

Il Coronavirus sta cambiando in ognuno di noi la percezione del pericolo, aumenta l’intolleranza all’incertezza e al rischio. Gli esperti ipotizzano un rapido incremento di casi di Disturbo da Stress Post-Traumatico al termine della pandemia, così come è stato indagato nella popolazione cinese (Sun, L. et al., 2020). Aiuto psicologico e psichiatrico specialistico si renderà necessario anche in Italia, soprattutto rivolto a pazienti con disagi psichici in comorbidità (presenza di più patologie). L’avvento del Coronavirus ha infatti slatentizzato (rese manifeste in quanto già presenti) numerose patologie psicologiche, precedentemente gestite oppure già fonti di malessere pervasivo. Una tipologia di disturbo che tale virus ha accentuato è la fobia dello sporco: la paura irrazionale di entrare in contatto con superfici potenzialmente contagianti e la conseguente necessità implacabile di disinfettarsi. Il timore del contagio batterico e virologico è ad oggi chiaramente giustificato e comprensibile: tutti sperimentiamo ansia per la nostra salute e pensieri relativi alle catastrofiche conseguenze di entrare in contatto con il virus. L’emozione di ansia normale e flessibile si differenzia però dal terrore patologico, rigido ed incontrollato, che si sperimenta ad ogni possibilità di contagio.

                                                                                                        ( da R.Recanatini- State ofMind)

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Le ultime fasi del LUTTO :Depressione e Accettazione

Abbiamo parlato delle diverse fasi del GRIEF , il lutto per la perdita di una persona cara.

Eccoci ora alle ultime fasi:

DEPRESSIONE

Molti di noi sono state diverse settimane in questa pandemia. Il termine “stanchezza da pandemia” è stato coniato per riflettere il senso di molti di noi che provano attualmente. Mentre aspettiamo il semaforo verde per tornare al mondo, potremmo sentirci giù. Nel ciclo del dolore, quando arriviamo a patti con la mancanza di controllo creato dalla perdita e alle prese con lo “stadio della contrattazione”, il senso di impotenza della depressione potrebbe emergere nel tuo panorama emotivo. Questo è normale, naturale ed è una grande parte della perdita.

Quando il mondo si riaprirà,come ora sta avvenendo, potrebbe apparire e sentirsi molto diverso da quello che conoscevamo solo pochi mesi fa. Questo è un luogo in cui tristezza e perdita potrebbero essere veramente sentite. Dato che puoi nominare questi sentimenti mentre li provi, sarebbe buona cosa  prendersi il ​​tempo necessario per farlo. La cosa strana è che se ti senti fuori mentre torni nel tuo mondo aperto, questo è in realtà un segno di salute mentale. Il mondo ti sembrerà diverso e potresti rispondere sentendo nostalgia  del nostro recente passato. Per favore, permettiti di abbracciare queste emozioni.

Se hai perso una persona cara legata a COVID-19, la tristezza, la depressione e i sentimenti di perdita potrebbero richiedere del tempo. Il dolore collettivo che avvertiamo, unito al dolore personale, è davvero molto profondo.

Incoraggia i tuoi cari a darti spazio, amore, accettazione e per favore fai lo stesso per chiunque tu sappia che sta soffrendo per una perdita legata a questa pandemia.

E alla fine di tutta questa esperienza del lutto l’ACCETTAZIONE

Queste fasi della perdita non sono lineari, né esatte, ma servono come quadro per aiutare a dare un senso al tuo viaggio.

L’accettazione accade quando possiamo riconoscere la perdita come parte della vita e sentirci meno consumati dall’esperienza. Il dolore è un insegnante eccellente e alla fine ci offre uno spazio per crescere, acquisire saggezza e aumentare la nostra intelligenza emotiva. L’accettazione non significa che abbiamo rinunciato ad amare la persona amata che è passata, significa che abbiamo trovato un posto dove vivere in noi, pur continuando con le nostre stesse vite. Queste righe non hanno l’ambizione di essere terapeutiche ma di rendersi utili a fornire  uno spazio utile per guarire, riflettere e coinvolgere la tua creatività per il tuo percorso di guarigione.

La creatività può servire come un’eccellente strada per uscire da un luogo buio. Potresti pensare di non essere abbastanza creativo da impegnarti nell’espressione di sé come forma di guarigione, ma serve un po’ di coraggio per  correre un piccolo rischio di provare qualcosa, anche se è solo un semplice articolo come questo. L’arte creata nelle sessioni di terapia espressiva e di arte terapia  è spesso grezza, disordinata, brutta e potente. La forma onesta di espressione di sé è spesso sorprendente in quanto possiamo comunicare cose che non possono essere espresse verbalmente. Le informazioni visive possono servire da veicolo per l’autoespressione di emozioni che spesso non hanno parole. Puoi di usare la tua creatività come guida per l’espressione personale.

In questo periodo in cui non potevamo sederci l’uno di fronte all’altra, abbiamo utilizzato le sedute on line come veicolo unico per chiamate simulate di condoglianze, ma non è certo come vedersi di persona, incontrarsi, abbracciarsi o stringersi la mano. Con il supporto della comunità. Se conosci qualcuno che è in lutto a causa di una perdita, mettiti in contatto con lui, dagli un po ‘d’amore e fai piani per passare del tempo insieme nel prossimo futuro. Lo supereremo. Gli esseri umani sono resistenti.

                                                                           ( On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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IL LUTTO: dopo il rifiuto , la RABBIA e la CONTRATTAZIONE

Abbiamo parlato recentemente delle fasi del lutto per la perdita di una persona che in inglese chiamiamo GRIEF e della prima fase connotata dal rifiuto.

Al rifiuto segue la RABBIA

La rabbia è un’emozione umana che può consumarci. La rabbia è potente, intensa, spaventosa e spesso può dominarci se permettiamo a questa forte emozione di gestire lo spettacolo. Se le emozioni sono informazioni, la rabbia ci dice che siamo stati violati in qualche modo. Quando la negazione scompare, la rabbia è spesso la prima emozione a materializzarsi mentre si dà un senso alla nostra perdita.

La differenza tra un sentimento e un’emozione è abbastanza semplice. Un SENTIMENTO è qualcosa che possiamo nominare, e un’EMOZIONE è spesso qualcosa che il nostro corpo prova prima che diventi un pensiero cosciente che possa essere nominato. Se stai provando rabbia, questo è normale, questo è reale e hai tutto il diritto di essere arrabbiato. la differenza sta nel cosa fare della rabbia.

Cosa puoi fare con la tua rabbia?  La rabbia a volte può fornire movimento. Puoi controllare con il tuo corpo, esplorare la tua rabbia, permettergli un po ‘di spazio? Puoi darti il ​​permesso di articolarlo nominandolo, disegnandolo o raccontandone una persona cara?

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, la tua rabbia potrebbe essere più amorfa e difficile da sentire e gestire. Quello che sappiamo del dolore è che spesso in seduta dobbiamo viaggiare attraverso un viaggio emotivo   con le emozioni prima di essere pronti ad andare avanti. Ho seguito molte persone  che cercavano di cambiare brevemente il lavoro sul dolore, spiegando la loro mancanza di interesse nell’elaborare una grande perdita. Alla fine il lavoro necessario arriva , ma i tempi  di ognuno per esplorare il dolore potrebbero apparire un po ‘diversi.

Sii comprensivo  con te stesso e ricorda ai tuoi amici di essere gentile anche con te.

La mia osservazione dal lavoro come terapeuta negli ultimi decenni è che le persone spesso rimangono bloccate nella fase di rabbia del lutto, perdono di vista il viaggio del dolore e rimangono con la sensazione che la loro essenza sia basata sulla rabbia. Quando arriviamo a “classificare” la nostra rabbia come parte del processo di lutto, la rabbia può servire semplicemente come emozione piuttosto che come qualcosa che ci definisce.

 CONTRATTAZIONE

 

La contrattazione è una fase impegnativa del dolore, e probabilmente una delle più difficili da superare nel ciclo del dolore. Quando la negazione e la rabbia sono già state avvertite ed elaborate, la nostra mente spesso vaga nella direzione di “perché” e “cosa avrei potuto fare diversamente per alterare il risultato? Questo è un grande stadio del dolore da affrontare, perché affronta davvero il nostro senso di controllo contro la mancanza di controllo. COVID-19 si sta dimostrando un ottimo esempio di qualcosa che è fuori dal nostro controllo su molti livelli.

La contrattazione comporta anche l’angoscia esistenziale che potremmo avere con i nostri poteri superiori. Le persone spesso si rapportano  con l’universo, pensando di poter alterare un risultato permanente facendo qualcosa nel qui e ora per creare in modo retroattivo un risultato diverso. L’auto-colpa nella perdita è molto, molto comune nei bambini piccoli. I bambini spesso assumono enormi carichi di auto-colpa per cose che sfuggono al loro controllo (numerosi casi di studio descrivono bambini che pensavano di aver fatto crollare i World Trade Center durante l’11 settembre). La comunicazione è un elemento chiave per mitigare il dilemma interiore nei bambini e negli adulti. Mentre soffriamo in silenzio portando queste enormi preoccupazioni nella nostra testa, è difficile dare un senso a queste emozioni complesse.

Mentre veniamo a patti con la nostra reale mancanza di controllo con alcune cose nel mondo, possiamo fare pace con questo stadio del dolore.

Se hai perso una persona cara a causa di COVID-19, ti preghiamo di permetterti di sentire tutti i sentimenti e di trovare una persona sicura e affidabile per esprimere i tuoi pensieri. L’auto-colpa può essere catastrofica, come potreste chiedervi cose del tipo: “Non mi sono lavato abbastanza le mani? Ho contagiato la mia persona cara? Sapevano quanto le amavo, anche se non potevo stare con loro nei loro ultimi giorni o momenti? “

Per favore, esprimi questi sentimenti che potresti provare. Anche se non sono precisi, sono vere emozioni, perché le senti.

All’interno delle sedute pensate per l’elaborazione del dolore è centrale l’offerta di uno spazio per riconoscere che non siamo soli nel viaggio, poiché molte delle cose che sembrano endemiche alla nostra testa e al nostro cuore sono sentite da molti mentre percorrono il loro viaggio del dolore.

Nei prossimi  giorni parleremo dell’ultima fase del lutto.

                                                                            (On Death and Dying di Elizabeth Kubler-Ross)

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